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Il presente documento “Pontassieve bene comune – manifesto per la Pontassieve 2014-2019” rappresenta la proposta del Partito Democratico sulle visione della Pontassieve del prossimo futuro e vuole essere un contributo fattivo per i prossimi Amministratori del Comune.

Introduzione: i valori

La Politica ha il compito di definire, organizzare e fare il Bene della Comunità nel suo complesso.

Per tale motivo Aristotele ritenne la Politica come la scienza più importante rispetto a tutte le altre, l’unica cosa che potesse rendere la Comunità più bella, giusta ed equa possibile.

Il potere, in questa visione, non deve mai essere fine a sé stesso ma deve rappresentare lo strumento per fare il Bene per la Comunità. Politica ed etica, politica e virtù devono quindi sempre viaggiare assieme.

Oggi non è sempre così. La politica quotidiana, specie ai suoi massimi livelli, ha offerto una pessima immagine di sé, con frequenti casi di slealtà, disonestà e malaffare.

Ma, al di là dei pessimi esempi, il dato peggiore risiede nella sensazione di inutilità con cui l’opinione pubblica sta oggi percependo l’azione della politica. La politica non più come strumento della collettività per il raggiungimento del bene comune, ma come fardello  e costo inutile. La politica non solo incapace di vedere, intercettare e dare risposte alla più grave crisi degli ultimi 80 anni; ma anche indolente, distratta, rinchiusa nei propri privilegi. Qua si è incuneata la recente protesta dei Forconi o la proposta demagogica di Grillo.

Come reagire a questa sfiducia, a questo pericoloso scollamento fra politica e comunità ? Come tornare ad infondere fiducia nella politica ?

L’unico antidoto si chiama capacità di Impegnarsi assieme. Ed è proprio la Politica stessa che deve quotidianamente dimostrare di impegnarsi, di mettersi con umiltà a servizio, perseguendo democraticamente e disinteressatamente il Bene di tutti. Sono i politici che devono dare il buon esempio, agendo nell’interesse comune, collettivo, perchè, come diceva Don Milani, “uscirne da soli è egoismo; uscirne assieme è Politica”. Partendo dall’analisi, dallo studio dei bisogni e dalla voglia di trovare insieme delle risposte concrete attraverso i valori che devono caratterizzare la nostra azione politica di centrosinistra, valori che abbiamo ereditato dalla Costituzione e che dobbiamo far crescere ancora seppur in chiave contemporanea: libertà, uguaglianza, diritti individuali e diritto al lavoro, inclusione, solidarietà, speranza, equità, partecipazione, accoglienza, sostenibilità.

La Politica per noi democratici deve essere un impegno al servizio del bene comune, della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza.

Tutti assieme, cioè, attraverso questo quadro valoriale positivo, democratico, dovremo contribuire al bene comune, e quindi al Buongoverno della nostra comunità.  La nostra comunità, quella piccola ma grande, in cui noi ci impegniamo e in cui noi possiamo sin da subito operare si chiama proprio Pontassieve. Ed è su Pontassieve che si concentra la nostra azione e il nostro cammino. Il cammino del Partito Democratico di Pontassieve a servizio della comunità.

Questa fase del cammino del nostro Partito Democratico di Pontassieve avrà un primo traguardo comune: le prossime Amministrative di maggio 2014.

L’idea del Manifesto per la Pontassieve 2014-2019

Il Partito Democratico nacque 6 anni fa per essere la Speranza del Cambiamento, da operarsi attraverso la buona Politica. In quest’ottica sta l’ambizione maggioritaria del PD: quella di convincere, attraverso le idee e le azioni di governo, l’elettorato di centrosinistra e in generale l’elettorato italiano che il cambiamento in meglio della società se non del mondo – oggi ancora più disuguale e in crisi economica, sociale e valoriale – era ed è possibile.

Non si sbaglia pertanto a dire che è nella nostra stessa essenza di Partito Democratico pretendere di rappresentare questo progetto di cambiamento, coinvolgendo tutto il popolo, tutti quelli che vogliono credere alla Speranza della Buona Politica. Anche a livello locale. Politica, Comunità, Condivisione e Democrazia. Ecco i concetti chiave sopra cui il PD si muove. E ovviamente Territorio, che è il campo in cui si declina l’azione locale del Partito: nel nostro caso Pontassieve.

L’impegno dell’intero PD di Pontassieve dunque si chiama, a pochi mesi dalle elezioni che determineranno la Nuova Amministrazione Locale, Progetto di governo del territorio nel senso più vasto e bello del termine.  Un progetto democratico e condiviso, il più possibile realistico ma allo stesso tempo bello e sostenibile, come vuole la nostra ambizione e come vuole la nostra storia territoriale.

Perchè di Pontassieve è bello non solo il paesaggio ma anche la storia, da riscoprire, passata e recente. Pontassieve, già fondamentale centro mercantile fiorentino fortificato sin dal XIV secolo (Castel Sant’Angelo) e divenuto fra Settecento e Novecento crocevia di una intera zona con la costruzione delle arterie stradali e ferroviarie, poi semidistrutto – proprio per la sua posizione strategica – nel corso della seconda guerra mondiale, è stato dal dopoguerra in poi governato dalla sinistra prima e dal nostro centrosinistra poi, portandosi dietro stagioni importanti e una tradizione solida, con valori importanti, preziosi, popolari, che trovano radice nella storia municipale e democratica del Novecento e nella lotte cooperative e partigiane. Una storia oggi ereditata appieno dal Pd.

Il Partito Democratico di Pontassieve oggi si considera dunque erede di questa storia politica. Si considera erede quindi di tutta una tradizione di buongoverno e dei sindaci: erede delle amministrazioni di Mannini, Boscherini, Selvi, Maturi, Perini (all’interno della cui giunta si ebbe una delle prime sperimentazioni uliviste d’Italia), Mairaghi.  Erede anche dei riformismi popolari generati dai grandi partiti di massa.

Ma nel contempo – oltre ad essere erede di questa storia – desidera rilanciare con coraggio nel futuro la sua azione, cercando di tenere fede alla sua missione: essere la speranza del cambiamento positivo, e dunque innovare in un frangente storico delicato, non solo perchè ce lo impone la nostra natura di Pd (il partito nuovo) ma anche perchè ce lo impone il momento storico (siamo all’interno di una fase di crisi socio-economica che sta cambiando molti scenari) che ci costringe a ridefinire l’ordine delle priorità per dare risposta alle domande dell’oggi (crisi e nuovi bisogni dei cittadini, costi e cambiamenti istituzionali, nuovi scenari socio-sanitari…).

L’Unione Comunale del Partito Democratico di Pontassieve ha impostato di conseguenza il suo percorso di costruzione partecipata del Programma per la nuova Pontassieve che verrà, e il “Manifesto per la Pontassieve 2014-2019” è il titolo adottato per un progetto sopra cui poter scegliere veramente i migliori (con i mezzi e gli strumenti che il PD mette a disposizione).

Questo progetto programmatico deve avvalersi del contributo di tutti: in primis del lavoro del Partito e dei suoi organismi dirigenti. Ma anche del lavoro di associazioni, cittadini, amministratori del presente e del passato che sono chiamati a fornire i propri contributi, nell’ottica di una sintesi che sarà la cornice della visione, all’interno della quale le idee di chi si candiderà nel nome del Pd dovrà sapersi muovere.

Da dove proveniamo

Nel maggio 2014 si chiuderanno i due mandati (2004-2009 e 2009-2014) dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Marco Mairaghi, entrato in carica nel giugno 2004 col 77% e riconfermato nel giugno 2009 col 69% (Rifondazione era rimasta fuori dall’accordo di governo), con una coalizione di centrosinistra comprendente prima Ds e Margherita poi Pd, assieme a Socialisti, Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà pur nelle trasformazioni politiche avvenute nel tempo.

Si chiuderà un ciclo di governo democratico a cui ci auguriamo ne possa seguire un altro, nuovo. Un ciclo di governo nato in un’altra, rispetto a oggi, stagione della politica e della società: non si era ancora sviluppata, ad esempio, la grande crisi economica e sociale iniziata nel 2008.

A conti fatti il governo Mairaghi 2004-2014 si è dimostrato politicamente coeso, stabile, capace di fare scelte nel bene o nel male (talora gli è stato rimproverato al proposito un deficit di “partecipazione” che, se vero, andrà colmato dal prossimo mandato), fondato su un consistente consenso elettorale, con una maggioranza forte a cui ha fatto seguito negli ultimi 5 anni, un esecutivo monocolore. Dieci anni di governo del territorio che hanno garantito stabilità, progresso e tenuta su tutta una serie di indicatori istituzionali, economici, sociali e relazionali in un momento storico via via divenuto sempre più aspro.

Chi andrà a governare dal 2014 troverà i conti in ordine. La gestione finanziaria del Comune è stata tenuta in equilibrio, nonostante l’estrema difficoltà dell’operazione che ha risentito della crisi e delle scelte governative dello Stato Centrale dell’ultimo decennio sia a causa dell’introduzione del Patto di Stabilità interno, che ha limitato le possibilità di investimento con conseguenze negative in un quadro di recessione; sia a causa della mancata realizzazione dell’autonomia fiscale. Sul piano della fiscalità locale lo Stato Centrale ha infatti proceduto spesso in maniera caotica e contraddittoria mettendo in difficoltà le Autonomie (basti pensare alle modalità di introduzione e repentina sospensione dell’IMU, dal caos sulla sostituzione della TIA con la TARES). Tutte cose che hanno avuto ricadute sull’Ente locale. La situazione è stata ulteriormente complicata dal fatto che i tagli alla spesa pubblica sono ricaduti in particolare sui comuni sotto forma di minori trasferimenti. E dall’esplodere della crisi finanziaria e politica nazionale che ha impattato pesantemente sui bilanci comunali, fino ad arrivare al paradosso che l’approvazione dei bilanci di previsione è stata possibile solo dopo molti mesi dall’inizio dell’anno solare a causa dell’impossibilità di conoscere con certezza le risorse a disposizione.

In questa condizione le amministrazioni, incluso la nostra, sono andati ad incontrare enormi difficoltà nell’erogazione dei servizi, che dipendono dagli equilibri di bilancio: a fronte di una riduzione delle risorse si è avuto, a causa della crisi economica, un aumento costante dei bisogni dei cittadini sia in termini di tipologia (assistenza socio-sanitaria, asili nido, contributo affitti, contributo bollette, ecc…) che in termini quantitativi.

E tuttavia, se guardiamo cosa è successo nel nostro comune ci accorgiamo che nell’ultimo decennio si è assistito ad un costante risanamento: il debito – legato in primis ad investimenti storici operati nel territorio fra cui l’Area Ferroviaria – si è ridotto da 31 a 19 milioni. Nello stesso periodo le entrate sono scese di 2 milioni (da 20 a 18 milioni)  e la spesa corrente è diminuita di 2,5 mln. Non sorprendentemente – purtroppo va detto – la spesa per investimenti è scesa da 5 a 1,5 milioni.

In questo quadro si è comunque fatto una scelta: la spesa per scuola e servizi socio-sanitari è stata salvaguardata il più possibile. Quindi, sebbene in un contesto difficile, l’amministrazione è riuscita a ridurre, per quanto nelle sue possibilità, l’impatto dei tagli sui servizi ai cittadini operando un risanamento dei conti e una riqualificazione della spesa, grazie sia ad un intenso sforzo nella lotta all’evasione fiscale che ha consentito in 7 anni di recuperare 3,3 mln di euro sia ad una riorganizzazione della macchina comunale (intervento sul personale ridotto di 1/3).

All’interno di questo processo, innescato in primis dalle difficoltà della crisi che riduce le risorse a disposizione a fronte di un aumento dei bisogni, Pontassieve ha scelto anche di investire sulle gestioni associate con i comuni vicini. La scelta di gestire assieme – una strada che Pontassieve aveva già inaugurato con successo con i Servizi Sociali (SAAS) – permette, in generale, con meno risorse e meno persone, di garantire gli stessi servizi, razionalizzandoli e cercando al tempo stesso di renderli migliori e fruibili dal maggior numero di persone possibili.

In questo senso Pontassieve in questi anni ha scommesso sull’Unione dei Comuni Valdarno-Valdisieve, non solo per mantenere – con spirito di solidarietà, mutuo aiuto e sussidiarietà – le funzioni della Comunità Montana della Montagna Fiorentina, fra le quali in primis agricoltura e forestazione, ma anche per mettere assieme servizi strategici (attività produttive, personale) in una stagione di tagli ed economie. Composta da 9 comuni l’Unione permette di mettere assieme non solo servizi ma anche un territorio di 100.000 cittadini capace di pesare di più nei confronti dell’area metropolitana fiorentina.

Questa scommessa, che oggi va riflettuta e o superata (come si chiede da molte parti) o valorizzata, si inserisce nell’ottica generale di sostenere l’erogazione dei servizi mettendo assieme forze e risorse. Il SAAS è stato, sin dal 1995, un prototipo-esempio e il primo modello di questa serie di scelte.

Il SAAS, cuore dei servizi sociali e della gestione del welfare che da sempre è uno dei fiori all’occhiello della storia amministrativa di Pontassieve, è una esperienza che rappresenta a tutt’oggi uno dei modelli a cui la Regione Toscana si è ispirata: il SAAS mette assieme 6 comuni garantendo risposte ai bisogni della Comunità (minori, disabilità, marginalità, dipendenze, anziani) e assistenza ad una zona vasta, riducendo le spese gestionali e sperimentando una rete di collaborazione e partecipazione con il volontariato e la società civile di Pontassieve. La partecipazione del volontariato, da sempre telaio della tenuta solidale e sociale della nostra Comunità (un esempio principale e studiato è il salvataggio del tempo pieno alla Scuola di Sieci mediante l’ausilio della locale Società di Mutuo Soccorso Croce Azzurra), è uno dei cardini delle politiche sociali di Pontassieve e dei Servizi Sociali Associati (SAAS). Tutto ciò manifesta l’attenzione, comune a tutto il territorio, per il terzo settore che un domani dovrà esser visto non solo come elemento di garanzie e tenute sociali ma anche come elemento indispensabile di collaborazione per la governance del territorio.

Scuola e sociale sono stati, dicevamo, i capitoli a cui si è voluto garantire la permanenza delle risorse a disposizione: nel capitolo Scuola il Comune di Pontassieve – forte di uno dei comprensori più vasti e ricchi della Regione fra primarie, infanzia, medie e l’Istituto superiore Balducci – si è mosso da una parte cercando di garantire l’azzeramento delle liste d’attesa agli asili nido, dall’altra investendo anche sulle infrastrutture (nuova Scuola di Santa Brigida) nonostante il Comune abbia già uno dei più ingenti patrimoni pubblici di edifici scolastici e nonostante gli anni di tagli ministeriali a cui si è assistito sino ad oggi che hanno inevitabilmente colpito il personale e le manutenzioni.

Tagli ingenti che, uniti a patti di stabilità e difficoltà nel contrarre mutui, hanno determinato un freno alle opere pubbliche; non si è potuto fare quanto si sarebbe voluto, e tuttavia si è posto un punto ad alcune situazioni di disagio come il centro storico di Sieci (piazza Albizi e città delle bambine e dei bambini), il centro di Molin del Piano (piazza Vittorio Emanuele e via Carli) ed alcune situazioni del capoluogo (sottopasso dei Veroni, lavori in itinere per la Piscina-Cittadella dello Sport e basi posti per la riqualificazione del Chino Chini), manifestando in generale un’attenzione al decoro urbano.

Si è investito nella formazione-lavoro con la realizzazione dell’ Alta Scuola di Pelletteria Italiana, polo di riferimento nazionale per la formazione tecnico-professionale del settore della pelletteria di lusso con sedi a Pontassieve e Scandicci; si è investito nel possibile anche sull’impiantistica sportiva (Molinense, Polisportiva Sieci) o sul sostegno a nuove realtà (Boxe Valdisieve) anche se la vastezza e la richiesta del bacino di utenza avrebbe richiesto ben altro.

Dal punto di vista ambientale il Comune di Pontassieve si è inoltre distinto come uno dei comuni con le più alte percentuali in zona di raccolta differenziata (67%) grazie al successo del meccanismo e-gate oggi in espansione.

Ed è divenuto, in ambito culturale – in aggiunta al lavoro fatto dal Dipartimento Cultura e assieme alle attività culturali importanti ereditate dalle amministrazioni precedenti, da Cinelandia in avanti, e senza risentire della fine dell’Istituzione Cultura – mediante l’importante investimento sulla Sala delle Colonne nel Palazzo Sansoni Trombetta (ma anche di una porzione di Casa Rossa oggi polo espositivo), una sede importante di mostre, soprattutto pittoriche ma non solo, a carattere nazionale: da Guttuso a Ligabue, dalla ricca Collaborazione con gli Uffizi (Beato Angelico) sino all’arte contemporanea. Sicuramente Pontassieve si è caratterizzata per essere divenuta uno dei centri più attivi dal punto di vista culturale della Provincia fiorentina. All’opera dell’attuale assessorato si deve anche la valorizzazione del Parco Fluviale come sede privilegiata dell’Estate pontassievese.

Tutta questa è l’eredità, definita in breve, del Comune di Pontassieve oggi, in una condizione di evidente riduzione di risorse proprio a causa della crisi più forte dal dopoguerra ad oggi.  L’amministrazione comunale è sicuramente capitata in un periodo che ha segnato in generale la fine dell’espansione dello Stato – e qua dell’Ente locale – del welfare, di fronte all’aumento della domanda e dei bisogni.

Un governo del territorio reso complicato dalla crisi e che tuttavia va valutato con attenzione e favore da chi ha contribuito al suo consenso. Un governo che, ricordiamolo, ha cercato di chiudere, pur se in modo controverso o con risultati a volte contraddittori, problematiche annose (monoporzione, mercato) o sta tuttora comunque gestendo processi complicati (Termovalorizzatore Selvapiana) che vede l’Amministrazione e gli altri Comuni impegnati – e il Pd a loro sostegno – attualmente in una discussione con la Regione e gli altri ambiti per salvaguardare gli investimenti e al contempo capire le possibilità future per evitare l’accensione dell’impianto a fronte delle mutate condizioni di scenario per la gestione dei rifiuti (si conferisce meno anche per la crisi e si recupera di più).

La gestione di questo processo sarà eredità, anche questa, di chi verrà a governare. E chi si candiderà per il Pd lo sa. Dunque sopra questa operazione è l’intero Pd, a partire dai suoi organismi dirigenti, che dovrà sostenere ogni passaggio e ogni discussione per non lasciare soli gli Amministratori di oggi e di ieri.

L’impatto della crisi sul governo del territorio e i nodi critici

Il giudizio sulle due legislature uscenti è dunque da ritenersi (al netto di osservazioni e critiche legittime) nel complesso positivo alla luce proprio della precedenti considerazioni; non era né scontato né facile garantire ancora coesione e qualità della vita a fronte di una serie di difficili congiunture come quelle realizzatisi negli ultimi 5-6 anni.

Sicuramente si è scontato il tempo, uno dei più difficili possibili (basti pensare alla perdita, determinata dalle scelte dello Stato Centrale, del Tribunale), che non ha permesso il facile sblocco dell’Area Ferroviaria e la vendita dell’area Borgo Verde congiunta con Rfi, ritenuta sin dai tempi della legislatura Perini il fondamento del prossimo sviluppo della città di Pontassieve, capace sulla carta di garantire servizi, edifici con funzione alberghiero-espositiva, la nuova Casa della Salute, un grande parcheggio scambiatore per collegare ancora meglio Firenze con Pontassieve, edilizia sociale e riqualificazione delle piazze viciniore.

La partita dell’Area Ferroviaria, volano della nuova Pontassieve, dovrà assolutamente essere sbloccata nel prossimo quinquennio: la separazione attuale dei destini della parte del Comune dell’area Borgo Verde da quella di Rfi, area Borgo Nuovo, è il passo forse decisivo per giungere a quello che la cittadinanza desidera e merita: lo sviluppo della nuova Pontassieve. Progettare lo sviluppo e iniziare a concretizzare lo sviluppo di un pezzo della città di Pontassieve deve essere l’obbiettivo urbanistico dei prossimi dieci anni.

Non sarà facile in un momento di crisi; una crisi che ha determinato l’impossibilità di realizzare complessivamente la pianificazione prevista da Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico (è rimasta ferma non solo la programmazione prevista nel capoluogo ma anche quella a Molin del Piano e Montebonello) testimonia la difficoltà che anche i privati riscontrano nel settore; ma sarà indispensabile poterci di nuovo provare nelle condizioni date al momento.

Condizioni dure, che oggi portano a ridefinire le priorità oggi sul tavolo: ad esempio la partita del lavoro. La partita del lavoro oggi deve diventare una priorità della nuova Amministrazione di Pontassieve, perchè diventa una priorità in generale per chiunque governa il territorio. Il tempo severissimo di questi anni, che ha prodotto l’arretramento dei redditi italiani al livello di quasi 30 anni fa, ha visto infatti il precipitare delle crisi o anche la perdita di siti produttivi in tutto il territorio comunale come in altre realtà circonvicine: in primis la ceramiche Brunelleschi ma anche Hmv, Cepa, Colacem (ma anche le realtà imprenditoriali medio-piccole e quelle artigianali che da sempre costituiscono una peculiarietà del nostro territorio), sulle quali le Amministrazioni locali sono intervenuti nei limiti di quanto era nelle loro possibilità.

La dimensione della crisi hanno acuito i bisogni della popolazione che lavora; i servizi sociali del Comune oggi si trovano a fronteggiare una nuova gamma di bisogni rispetto alle stagioni precedenti. E la dimensione della crisi ha, bisogna segnalarlo, acuito anche le storiche criticità di un territorio che non presenta le migliori caratteristiche di viabilità per gli investimenti produttivi che hanno talora preferito delocalizzare (NordLight, Braccialini); difficoltà sopra le quali riflettere per non compromettere le esigenze della produzione. Per onor del vero vi sono anche realtà, legate ai settori trainanti dell’agroalimentare, dei servizi e della pelle che mostrano segni di ripresa.

Si tratterà dunque di ripartire da qua, nel 2014, da criticità e riprese, per studiare le modalità per consolidare e favorire questi segnali a livello stabile di miglioramento, intervenendo per quanto è possibile su burocrazia e servizi, verificando se, alla luce specie della possibile fine delle Provincie, vi sono le condizioni per istituire in qualche modo un monitoraggio ad hoc, se non una vera e propria delega riguardante il “mondo del lavoro” (e non più solo quella per le attività produttive), oggi più che mai attuale.

Per provare ad arginare la crisi e a rilanciare la ripresa si dovrà, se possibile, porre attenzione anche sul tema di trasporti ed infrastrutture che, come detto, hanno rivestito un ruolo nella perdita di alcune unità produttive: Pontassieve, caratterizzata da un territorio prevalentemente collinare e con poca pianura sempre a mezzo fra residenziale e un produttivo mai peraltro fatto da grandi unità, non ha mai ospitato e difficilmente ospiterà snodi autostradali; il nostro Comune vive unicamente o quasi sull’arteria statale della 67. Si parta da qua ! Da anni deve essere realizzata la variante di Montebonello progettata nella visione di mettere in collegamento meglio le nostre zone con un pezzo di Nord Italia. Così come da anni è previsto il bypass di Vallina, interventi progettati da Anas per migliorare e snellire la viabilità, migliorare i collegamenti produttivi e liberare i nostri centri abitati. Sullo stato dell’arte di queste operazioni la futura Amministrazione dovrà porre rinnovata attenzione. Da Pontassieve bisognerà, ad esempio, un domani poter raggiungere in modo migliore l’area nevralgica di Firenze Sud, sede del casello autostradale e del futuro pezzo di tramvia, e, in generale, di un pezzo del prossimo sviluppo della città… Su queste cose sarà necessaria l’attenzione vigile della prossima amministrazione.

Così come si dovrà seguire tutta la partita del TPL, che sta risentendo dell’impatto della crisi; qua ai tagli si è fatto fronte progettando delle risponde concertate con la Regione e, ad esempio, potenziando la stazione di Sieci con il terminal bus; ma tutto ciò si scontra con l’insufficienza di una situazione che vede pendolari, studenti e lavoratori, in sofferenza quotidiana: lato trasporti extraurbani su gomma ma soprattutto su rotaia. Questo è in modo particolare vero per i cittadini della Bassa Valdisieve a cui occorrerà offrire un servizio ferroviario più completo e rigoroso, rispettoso degli orari, mentre attualmente lo stesso sembra privo dei minimi requisiti. A nulla sono valse la realizzazione della “Faentina”, che doveva essere l’anello ferroviario fra Val di Sieve, Mugello e Firenze o il completamento dello snodo ferroviario a Rovezzano.

La situazione complessiva necessita oggi, probabilmente, del rilancio di strategie e sinergie con gli altri Enti locali vicini e in particolare del rilancio del grande progetto – da realizzare con tutta l’area metropolitana fiorentina – della Metropolitana di Superficie, mediante la possibilità di sfruttare i binari liberati dall’Alta Velocità con collegamenti brevi e frequenti con la città. Collegarsi in pochi minuti e in modo sostenibile alla città d’arte più bella del mondo, Firenze, è una opportunità da non perdere. Potrebbe avere un effetto-volano per uscire dalla crisi proprio per Pontassieve che si troverebbe, con le sue stazioni, di nuovo importante epicentro per le zone circonvicine.

Infine Pontassieve, la nuova Amministrazione, i comuni vicini, nell’ottica della condivisione delle problematiche d’area, dovranno monitorare con attenzione la vicenda dei servizi alla salute, di competenza delle Aziende Sanitarie. Anche qua le riorganizzazioni si sono fatte strada, complice la crisi e anche le necessità di razionalizzazione dei bilanci (come nella complessa evoluzione dell’Ambulatorio di Diabetologia che trattava centinaia di casi che hanno dovuto spostarsi o a Borgo o a Ponte a Niccheri); si tratta, specie in un momento in cui siamo andati a chiudere la sperimentazione della Società della Salute, di comprendere e dirigere in maniera opportuna il futuro dei servizi sanitari per un’intera zona, parametrato al bacino d’utenza e ai bisogni del territorio. Contrattando con la Asl 10 – in vista della costruenda Casa della Salute che andrà a sintetizzare molte richieste in tal senso – la permanenza dei Servizi nel Distretto di San Francesco, e comunque incentivando al contempo quelle esperienze di integrazione pubblico-privato (rete Pas, prelievi a Croce Azzurra e Misericordia) che stanno con efficacia facendo fronte a molti tagli che si registrano nel versante sanitario pubblico.

Progettare il futuro

Indubbiamente ripartire oggi significa in primis comprendere che si riparte da una condizione mutata strutturalmente, profondamente diversa da quella precedente del 2004. Per questo era necessaria un’operazione di profonda, preliminare comprensione della situazione attuale, partendo dal lascito di questa esperienza, proseguendo con l’analisi dei bisogni attuali e proponendo il cammino per il futuro.

Sicuramente chi nel 2014 andrà a candidarsi per governare questo territorio, dovrà necessariamente partire dalla considerazione che siamo passati da continue restrizioni di erogazioni ai bilanci locali, solo parzialmente coperti dalla ripartizione delle entrate tributarie; e dalla considerazione che le scarse, scarsissime risorse a disposizione chiameranno da una parte la politica a chiedere condizioni meno castranti per l’Ente locale; dall’altra parte chiameranno l’Ente locale stesso a elaborare urgenti soluzioni su come rilanciare con criteri di efficienza e di efficacia l’azione di governance nel territorio.

Chi si candiderà a governare dal 2014 avrà ad esempio il dovere di ripensare l’Ente locale nella congiuntura istituzionale di oggi: la riduzione delle erogazioni dallo Stato centrale e le conseguenti minori entrate fanno pensare, al di là del recupero dell’evasione, che si debba continuare a scommettere su aggregazioni, a volte anche molto coraggiose, di comuni, capaci di garantire migliori servizi con riduzioni dei costi: e dunque dalle semplici unioni di comuni (come quella “valdarno-valdisieve” di cui stiamo facendo tuttora esperienza) alle fusioni dei comuni (che il quadro normativo nazionale e regionale sembra incentivare).

In particolare se pensiamo al tema del Comune Unico, possiamo semplicemente partire dalla considerazione dall’estrema vicinanza del capoluogo a frazioni di altri comuni (ad esempio San Francesco e Rosano); i cittadini di queste frazioni si appoggiano a Pontassieve per i servizi ma si trovano – al contempo – a vivere situazioni grottesche, per cui pur distando pochi metri dal municipio pontassievese devono farsi decine di chilometri per recarsi negli uffici di Rignano o Pelago.

E in generale fra i Comuni della Valdisieve e del Valdarno si sta da tempo tessendo una tale compenetrazioni ed omogeneità di servizi (storica quella fra Pontassieve-Pelago-Rufina che potrebbe rappresentare il nucleo da cui partire) che sarà necessario un domani prendere in considerazione un’ipotesi di vere e proprie fusioni (Comune unico della Valdisieve ?) che portano tagli ai costi della politica (riduzione del personale politico) e della burocrazia (accorpamento uffici ed efficientamento della macchina) con relativi staff; portano finanziamenti da Stato e Regione, sblocco di Patti di stabilità e inevitabili economie di scala. Ma innanzitutto portano a garantire investimenti senza tagliare servizi alle comunità.

Pontassieve deve farsi con coraggio comune capofila di questo dibattito, senza dare per questo per scontato l’approdo finale. È comunque la sua stessa posizione geopolitica a richiederlo. Pontassieve è infatti comune crocevia delle vallate dell’Arno e della Sieve e nel contempo estrema periferia est (Porta Est) di Firenze.

Può Pontassieve farsi capofila di un simile percorso aprendo un tavolo con i comuni circonvicini, nell’ottica che solo l’unione, la sintesi, nei momenti di crisi, permette di generare una nuova forza nel territorio ? Questa è la domanda aperta di cui i prossimi amministratori dovranno farsi carico.

Come detto, tutto ciò deriva anche dalla particolare posizione geopolitica di Pontassieve: crocevia fra area metropolitana fiorentina, montagna fiorentina e vallate dell’Arno e della Sieve; questa è anzi la sua identità più vera, la sua essenza. Questa condizione va definitivamente sfruttata come un’opportunità: la creazione di un grande Comune come Porta est di Firenze, capace di attrarre servizi e capace di maggiore capacità di investimenti. Un grande Comune, patria di vini, oli, della buona moda, di storia e cultura, di buoni servizi e buoni paesaggi; dove si vive bene ma non si vuol rimanere isolati. Si vuol essere Comunità ed Identità ma ben vicino alla grande Città Fiorentina.

In questo quadro non va, infatti, dimenticato il dibattito annoso che va sviluppandosi sulla fine delle Province e sull’affermazione per converso della Nuova Città Metropolitana fiorentina che cambierebbe intimamente comunque il modo, il ruolo, di essere Comune del nostro territorio, portando Pontassieve definitivamente nella cintura fiorentina. E comunque un grande Comune come Porta est di Firenze sarebbe di grande impatto per un’area, quello della Montagna Fiorentina, che non oggi ha la forza – nonostante l’Unione dei Comuni Valdarno-Valdisieve – della grande Piana ad ovest di Firenze.

Pontassieve, epicentro della Valdisieve e punto nevralgico della Montagna fiorentina, modello di tutela territoriale ma anche collegato con la Firenze Grande; su questo punto dovrà progettare il proprio futuro.

A  partire – perchè no – dall’Urbanistica, che dovrà saper coniugare la volontà di recuperare la bellezza, la memoria di un territorio partendo dal recupero del patrimonio esistente, con la necessità di uscire da lunghi pantani che hanno impaludato progetti fondamentali per la città  come l ‘area ferroviaria, il cui progetto di riqualificazione, inserito nello storico piano strategico dell’area metropolitana fiorentina, costituisce una importante occasione di sviluppo per tutto il territorio.

Il rilancio dell’area Ferroviaria è quanto mai esigenza attuale proprio adesso che l’Amministrazione ha proceduto imboccando una via autonoma rispetto a RFI. Oggi più di ieri Borgo Verde (area di 20.000 mq) può diventare elemento concreto di sviluppo della prossima Pontassieve, portando quelle risposte che i cittadini attendono sul piano delle attività produttive, commerciali, culturali, sociali, sportive, associative; sul piano delle funzioni (Casa della Salute, decentramento uffici) e sul piano residenziale (quell’area può servire per sanare in senso sociale la fame di abitazione delle giovani coppie per mezzo di affitti calmierati e co-housing ?)

Tuttavia Borgo Verde – oltre a prevedere la realizzazione di una parte di città caratterizzata da uno spiccato mix funzionale e oltre a prevedere funzioni di interesse pubblico per riqualificare la città – potrebbe essere anche la risposta per alcuni problemi del trasporto pubblico locale citati in precedenza: ad esempio mediante la realizzazione di un grande parcheggio scambiatore capace di servire un’intera area e, un domani, con la realizzazione della metropolitana di superficie, di rafforzare il ruolo strategico di cerniera tra la nostra città, l’area metropolitana sud fiorentina con i progetti di sviluppo ad essa correlati, ed il “Levante fiorentino” che comprende i territori della Valdisieve e del Valdarno.

Ovviamente tutto ciò dovrà prevedere l’inevitabile presenza del privato, che deve scontare sia il momento non favorevole per gli investimenti, sia la compartecipazione ad una bonifica (l’area è stata oggetto di un pesantissimo bombardamento nella seconda guerra mondiale) che comunque porterà difficoltà oggettive. Questo comporterà un ruolo chiave della Politica e dell’Amministrazione che dovrà mettere in campo strategie chiare, sostenibili ed efficaci.

E comunque l’Area Ferroviaria rappresenta sicuramente la scommessa di una politica urbanistica che dovrà misurarsi con la necessità di uno sviluppo sostenibile del territorio fondato in primis sul recupero delle aree (nel nostro territorio esistono spazi del genere, come le Ex-Fornaci Brunelleschi), sul rispetto del paesaggio, sulle opportunità di sviluppo economico e turistico e sulla gestione efficiente del ciclo energetico, oggi quanto mai importante. Tutela del territorio e intelligenza dell’abitare sono da sempre un aspetto qualificante delle nostre Comunità.

Chi si candiderà a governare, d’altronde, non dovrà solo investire su progetti istituzionali per rendere più efficiente ed efficace il governare o sui nuovi e vecchi grandi progetti urbanistici; ma dovrà sforzarsi di salvaguardare e, se possibile, implementare i fiori all’occhiello del welfare pontassievese descritti alcuni pagine addietro: ossia sociale e scuola, coinvolgendo in ciò tutta la Comunità (associazioni, volontariato, cittadini) in un Patto per permettere l’assistenza e l’educazione universale, così come stato sino ad oggi.

Promozione di grandi percorsi istituzionali e di importanti disegni urbanistici. Tutela delle politiche di welfare, scuola e socio-sanitario. I nodi di lavoro e trasporti. Sostenibilità ambientale. Solidarietà e valorizzazione del ruolo di associazionismo e volontariato. Questi saranno i temi del governo dal 2014.  Il tutto in un quadro in cui Pontassieve – pur nel momento attuale di crisi – non deve ripiegare ma deve rilanciare la sua posizione come centro strategico ad est, al contempo vicino a Firenze e vicino alla Montagna fiorentina, fra area metropolitana e Valdarno-Valdisieve, città diffusa immersa in un ambiente straordinario con prodotti di pregio (dall’olio al vino sino alla moda).  Questi alcuni dei temi più alti.

Ma il governare un territorio vasto come il comune non è solo avere a che fare solo con tematiche alte di questo genere ma anche, e specie in un momento delicato come quello odierno, con problemi più terreni e quotidiani. Chi si candiderà a governare dal 2014 non potrà infatti sottovalutare le problematiche odierne e le criticità ancora insolute legate al governo della città e dei suoi cittadini, partendo dai bisogni dei soggetti; oggi, per via della crisi, i cittadini hanno più bisogno di ieri.

Lavoratori dicevamo; ma anche il mondo giovanile. Pontassieve può e deve far qualcosa di più per questo segmento di popolazione. Come ?

A Pontassieve la popolazione decrescerebbe se non fosse per gli immigrati che evitano il segno demografico negativo. Quando una società non riesce a produrre ricambio, non riesce a rinnovarsi, significa che è prossimo anche il suo declino culturale. E, al di là del fatto che l’inclusione della popolazione straniera (8% del totale) è un dovere e una risorsa sopra cui investire (bene la Consulta degli Stranieri), cosa dire dei nostri giovani ? I giovani come stanno nel nostro territorio ?

Forse, al di là della buona qualità della vita, trovano difficoltà: ad esempio nell’ottenere un’abitazione e un lavoro nel territorio in cui vorrebbero formare una famiglia (le risorse destinate all’ housing sociale potrebbero rappresentare sin da Casa Rossa una parziale risposta in tal senso). Forse perchè qua non trovano risposte sufficienti e si abituano in maggioranza ad una vita di pendolarismo, trovando in città le opportunità mancanti. Anche dal punto di vista culturale-ricreativo. Nei decenni sono diminuiti o scomparsi centri come cinema, teatri o discoteche (Pontassieve è un dormitorio – forse ingenerosamente – secondo alcuni), se non quelli gestiti dall’associazionismo. Chiediamo alla politica: cosa si può fare ? Forse è maturo il tempo di monitorare meglio – anche per mezzo di una delega ad hoc – questo mondo cominciando a farsi carico delle sue richieste?

Altro tema: chi si candiderà a governare dal 2014 dovrà anche rilanciare il tema della valorizzazione della vocazione storica, naturalistica, culturale e turistica del territorio pontassievese, una cornice meravigliosa composta da città per il 5% e da territorio aperto per il resto (aree boschive che compongono il 50% del territorio, campi coltivati con sapienza da secoli, castelli, vie vicinali) da mettere in rete, sia fisicamente che virtualmente, e sopra cui investire e generare indotto.

Si tratterebbe di investire mettendo in collegamento borghi, pievi, centri storici con le campagne, facendo rivivere con mercati (la tradizione più propria di Pontassieve) e iniziative i luoghi, favorendo un turismo sostenibile, mediante percorsi ciclopedonali (uno degli obbiettivi potrebbe essere la pianificazione del tratto di ciclopista dell’Arno Pontassieve-Sieci da estendere sino a Montebonello) o enogastronomici fra centri, zone sportive, parchi fluviali e naturali, agriturismi e fattorie, potenzialmente capace di indotti interessanti vista anche la vicinanza con la città d’arte più visitata del mondo.

Chi si candiderà a governare infine dovrà tornare a preoccuparsi di alcune esigenze del capoluogo e delle frazioni: se abbiamo citato l’Area Ferroviaria nel capoluogo, l’eventuale recupero della ex-Brunelleschi a Sieci, gli interventi urbanistici fermi a Molino e Montebonello, dobbiamo anche parlare di emergenze come la mancanza di interi tratti di fognature e della distanza che i cittadini di frazioni montane come Monteloro, Acone, Doccia, Colognole sentono rispetto a valle, facendo grande fatica a trovare buone strade, buoni servizi e a volte buone infrastrutture essenziali (reti acqua, gas).

Ricapitolando

Chi si candiderà a governare dal 2014 avrà un compito solenne e importante.

Se lo farà nel nome del Pd dovrà farlo in riferimento a quei valori che stanno all’interno della Costituzione italiana, da considerarsi  quale fonte primaria delle regole della comunità politica. Un impegno al pieno servizio del bene comune, della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza.

Chi si candiderà dovrà sapersi pensare erede ed innovatore di una storia che tradizionalmente è stata fatta di inclusione, coesione ed attenzione al sociale. Chi si candiderà dovrà tuttavia pensare di avere fra le mani un bilancio magro, stretto fra regole di economia, vincoli di ogni tipo e il peso della crisi.

Chi si candiderà dovrà di conseguenza interrogarsi in primis sull’Identità che si vorrà per la città di Pontassieve oggi nel giorno della crisi, e sul suo destino politico-istituzionale, procedendo con ambizione e realismo al tempo stesso: oggi Pontassieve è protagonista di servizi associati di un’area vasta, il Valdarno-Valdisieve, che va da San Godenzo a Figline-Incisa, capace di 100.000 abitanti; ma allo stesso tempo è la periferia – e non ancora la Porta – a est di Firenze. Come trovare un equilibrio a questa condizione ? Come rendere Pontassieve la nobile porta di accesso orientale (la Porta Est) alla metropoli fiorentina, congiungendo Valdarno-Valdisieve, Montagna Fiorentina e Area Metropolitana Sud di Firenze ?

E da qua il Pd – e chi governerà dal 2014 – dovrà assumersi la responsabilità di disegnare, nelle condizioni date, l’orizzonte del prossimo governo del territorio, transitando per quei capitoli brevemente accennati prima: quale destino avrà l’Ente locale in un quadro di risorse scarse ? Quali pianificazioni territoriali, urbanistiche, quali progetti di piano andranno sviluppati nell’arco del futuro decennio ? A quali bisogni territoriali dal 2014 al 2019 dovrà prevedere di rispondere la Pubblica Amministrazione in un quadro di stabile restringimento delle risorse ? Si può pensare a percorsi di fusioni di comuni con Pontassieve capofila di un’area ?

Chi si candiderà a governare dovrà pensare inoltre a tutto ciò che comporta il governo del territorio: bilancio, urbanistica, mobilità, sociale, sanitario, scuola, lavoro, cultura, servizi (acqua, rifiuti), sport e tempo libero. Con la consapevolezza che più cittadini di prima, aumentando i bisogni, chiederanno risposte in Comune. E rilanciando la vocazione storica, turistica, recettiva del nostro territorio, le sue dinamiche partecipative, le sue reti sociali, trovando come alleato naturale di governo lo straordinario e diffuso volontariato.

Ecco perchè, chiudendosi pur positivamente un ciclo caratterizzato da coesione sociale, stabilità, integrità del tessuto, equilibrio dei conti, capacità di governo, abbiamo la necessità di augurarci la riapertura di un altro, diverso perchè ambientato in un’epoca diversa. Ma sempre nel senso del buongoverno democratico.

E qua, nell’auspicio di un nuovo ciclo democratico, sta il titolo “Pontassieve 2014-2019”.

Ma affinchè questo disegno possa decollare, esso deve diventare patrimonio di una comunità e preparazione di una classe dirigente: di qui la necessità di fare un percorso – condiviso – di programmazione degli obbiettivi. Condiviso dalla nostra gente, dalla società civile pontassievese, partecipato infine da tutti i cittadini, con un messaggio oltre lo slogan: interessandoci la Buona Politica, ci interessa il Bene della Comunità: il Bene di Pontassieve. Sulla base di questo messaggio, il Pd di Pontassieve, forte di queste linee guida, con gli strumenti democratici che il Pd ha a disposizione, dovrà andare a selezionare i migliori.

Buona fortuna a tutti noi!

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