Unirsi per crescere

Docomento programmatico del 23 gennaio 2016
approvato dall’Assemblea Comunale
del Partito Democratico

 

Il presente documento – presentato alla conferenza di programma del Partito Democratico del 23 gennaio 2016 – è finalizzato a dare alcuni indirizzi puntuali su temi ritenuti vitali per il Comune di Pontassieve, nonché orientamenti generali per avviare un percorso di lavoro che assicuri il rinnovamento e la modernizzazione del nostro territorio.

Unirsi per crescere si occupa di quattro macro-aree: 1) assetti istituzionali, 2) urbanistica, 3) sanità e 4) scuola, cultura e sport.

Unirsi per crescere è il risultato di un lavoro portato avanti dalla Segreteria dell’Unione Comunale di Pontassieve attraverso specifici gruppi di lavoro, ognuno dei quali si è occupato di un’area tematica.

Gli anni che stiamo vivendo e che il nostro territorio sta vivendo sono anni di profonda trasformazione. Per questo l’Unione Comunale di Pontassieve del Partito Democratico intende promuovere un percorso partecipato volto a interpretare il cambiamento e governarlo.

Stefano Gamberi
Segretario Comunale

Introduzione

Care democratiche, cari democratici,

siamo orgogliosi di rappresentare, in questo territorio, un partito riformista, autenticamente maggioritario e popolare quale è il Partito Democratico.

Siamo consapevoli di rappresentarlo in anni non facili: anni di profonda trasformazione economica, sociale, culturale e istituzionale.

Il filo conduttore che lega questa conferenza di programma è lo stesso filo conduttore proprio a tutto il Partito Democratico: interpretare il cambiamento e governarlo.

Il presente documento è finalizzato infatti a dare alcuni indirizzi puntuali su temi che riteniamo vitali per il “nostro” Comune, nonché alcuni orientamenti generali tesi ad avviare e consolidare un percorso che veda la partecipazione di tutti gli attori coinvolti: i cittadini, il Consiglio Comunale, la Giunta, il Sindaco.

Ma anche i Comuni e i territori limitrofi con i loro rappresentanti, riallacciandoci agli orientamenti strategici recentemente promossi anche dalla Segreteria Regionale del Partito Democratico sui temi propri alla riorganizzazione istituzionale.

Sappiamo che la mappa non è il territorio e che il nome non è la cosa designata. Ogni qual volta c’è un pensiero e una percezione – o una comunicazione della percezione – vi è in realtà una trasformazione tra la cosa comunicata e la sua comunicazione.

Sappiamo altresì che non esiste un’esperienza oggettiva, giacché l’esperienza di ognuno di noi è sempre soggettiva.

Infatti la mappa è la somma delle nostre esperienze e il vero obiettivo dovrebbe per noi essere quello di andare verso la mappa dell’altro, andargli incontro per conoscere e comprendere il suo punto di vista.

Ecco che allora il Partito Democratico si è interrogato sulla necessità di fornire una sintesi che tenesse conto delle varie soggettività, dei vari punti di vista che di volta in volta sono stati intercettati sul territorio: alla volte durante dibattiti, conferenze o assemblee, altre volte – più semplicemente – fermandosi a dialogare con chi aveva qualcosa da dire.

Con coraggio e consapevolezza abbiamo adottato un metodo di lavoro fondato su tre elementi:

  1. l’analisi e lo studio delle trasformazioni in atto;
  2. la costruzione di una visione del futuro;
  3. la cooperazione intesa come prospettiva fondamentale.

Senza mettere in discussione compiti, responsabilità politiche e ambiti di intervento, siamo convinti che un partito, quale istituzione intermedia, debba stabilire un dialogo e un confronto continuo con gli organi di governo al fine di definire insieme una strategia di intervento.

Bisogna dunque saper aprire un’interlocuzione forte con quel civismo che è sempre stato diffuso sul nostro territorio, fatto di esperienze e di idee di donne e di uomini che negli anni hanno portato il proprio contributo allo sviluppo di Pontassieve e delle sue frazioni.

Proprio per questo abbiamo costituito dei gruppi di lavoro che si sono occupati nel tempo di tematiche specifiche: gli assetti istituzionali, l’urbanistica, la sanità, la scuola, la cultura e lo sport.

L’area tematica assetti istituzionali, coordinata da Nicola Bernardini, tratta il tema della riforma delle autonomie, tese a favorire l’aggregazione dei Comuni nell’ottica della definizione di nuovi e più grandi ambiti di governo.

L’area tematica urbanistica, coordinata da Claudia Dei, suggerisce le linee d’azione per lo sviluppo del territorio e considera necessaria una idea di pianificazione che abbia una visione di livello sovracomunale.

L’area tematica salute, coordinata da Andrea Pazzi, si occupa di delineare un quadro realistico di sviluppo dei servizi all’interno del più ampio contesto della Valdisieve, con un focus sulla Casa della Salute.

L’area tematica scuola, cultura e sport, coordinata da Marica Renai, tratta il tema della “città educativa” nella sua più ampia accezione partendo dall’analisi di alcuni casi di successo.

I gruppi di lavoro, fin da subito, si sono interfacciati da una parte con il territorio, dall’altra con gli organi di governo, con l’obiettivo di individuare una mappa comune e condivisa, ispirati dalla passione di lavorare per la costruzione di un contesto vicino ai bisogni dei cittadini di Pontassieve, aperto agli interrogativi del futuro e capace di intercettare le domande di modernità e di progresso civile.

Tommaso Valleri
Segreteria Comunale

Assetti istituzionali

Il tema della riforma delle autonomie ha assunto nella discussione politica un ruolo di assoluto rilievo, che pone all’attenzione delle istituzioni e delle comunità locali una questione non più rimandabile: la riorganizzazione degli assetti istituzionali. Dopo la riforma del Senato, la definizione di un nuovo rapporto tra Stato e Regioni e l’introduzione della Città metropolitana, mai come oggi si è vicini a modificare ciò che molti ritenevano, a ragione, immodificabile ovvero l’eccessiva frammentazione dei Comuni; un modello pensato per un contesto socio-economico caratterizzato da forti elementi di staticità, persino nel percorso di vita delle persone, che tuttavia da molti anni appare del tutto inadeguato e incoerente con il formarsi di nuovi e più ampi ambiti e sistemi funzionali. Per facilitare il conseguimento di questo storico traguardo, nelle ultime settimane è stata presentata dall’ANCI una proposta di riordino delle autonomie locali su scala nazionale che prevede l’introduzione di nuovi criteri volti a definire la corretta composizione della governance locale non più basata sulla numerosità della popolazione residente, ma al contrario definita per aree omogenee. La proposta così formulata, pertanto, risulta indirizzata non più soltanto ai piccoli comuni, ma chiama direttamente in causa tutti i Comuni italiani a cominciare dai più grandi e importanti.

All’obiettivo iniziale di favorire le aggregazioni dei Comuni per ragioni di risparmi di spesa si è aggiunto un ulteriore e più ambizioso obiettivo su scala nazionale che è quello appunto di definire nuovi e più grandi ambiti di governo locale in corrispondenza di aree omogenee – gli ecosistemi territoriali – ridisegnati rispetto agli attuali confini amministrativi, che indiscutibilmente sono in genere molto più piccoli di quelli utilizzati quotidianamente dalla popolazione, in grado di meglio rispondere alle istanze di comunità allargate e di concorrere come partner affidabile ed efficiente allo sviluppo dei territori.

A rendere ancor più impellente il riordino delle istituzioni locali ha concorso, oltre alla crisi economica, la partecipazione dei comuni al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, l’introduzione del Patto di Stabilità, i tagli ai trasferimenti dello Stato, il divieto di nuove assunzioni, le riduzioni della % di indebitamento e della spesa su base storica, che rappresentano alcuni dei più significativi interventi a cui sono stati sottoposti gli enti locali che si sono visti così ridurre in termini di efficacia la loro stessa funzione e al contempo spinti ad accelerare verso processi di riassetto istituzionale (la riforma delle autonomie attraverso i tagli).

Rispetto a quanto sopra evidenziato i comuni della Valdisieve, come peraltro palesato in più occasioni dagli stessi amministratori, non sono rimasti immuni ma, al contrario, nel corso degli anni hanno anch’essi subito forti ricadute sia in termini di capacità di spesa per investimenti (Fig. 1 e appendice fonte Open bilanci) sia da ultimo sulla possibilità di garantire il mantenimento di servizi su livelli di qualità e quantità congrui rispetto alle aspettative dei propri cittadini – e dei non cittadini comunque presenti sul territorio – senza il ricorso all’aumento delle tasse.

Fig. 1

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Dal quadro appena evidenziato e soprattutto dalla unanime valutazione degli addetti ai lavori circa il difficile stato di salute degli enti locali, discende con estrema chiarezza il rischio concreto per ciascun ente, dopo anni giocati in difesa, di non essere più capace di assicurare il benessere dei cittadini e di assolvere alla sua funzione di promotore di sviluppo.

Detto in altri termini di non essere adeguato rispetto ad una domanda che si fa sempre più complessa.

Senza reazione, l’alternativa è il declino, lento ma inesorabile, cui è difficile sottrarsi e rispetto al quale la Valdisieve, seppur abbia risentito in misura minore rispetto ad altri territori della Toscana degli effetti della crisi favorita dall’essere ricompresa nell’area metropolitana di Firenze, fatica a prenderne le distanze. Il gap accumulato in termini di reddito procapite, di infrastrutture e di prospettive occupazionali, unitamente all’invecchiamento della popolazione, all’elevato grado di dipendenza raggiunto (60 pensionati ogni 100 occupati) nonché al tasso di natalità in progressiva diminuzione confermano che non abbiamo tempo da perdere. A nostro avviso è giunto il momento di mettere mano agli assetti istituzionali in modo da rimuovere definitivamente gli avviluppi generati dalle strutture e dagli assetti organizzativi. Continuare a sostenere che è sufficiente cambiare le persone significherebbe continuare ad illudere i cittadini.

Un’opportunità da cogliere, allora, è quella di porre in essere una significativa semplificazione del governo locale che trovi la sua sintesi in un Comune Unico.

L’istituzione di quest’ultimo interverrebbe a sistematizzare una realtà già esistente, a dotare gli attori interessati di nuovi strumenti e nuove competenze, al quale affidare la gestione dei servizi e la formulazione delle politiche territoriali andando quindi in maniera decisa oltre l’unione dei comuni. Gli studi di fattibilità al riguardo mettono in evidenza che il superamento della forma Unione con la fusione permette maggiori economie di scala e, nel medio-lungo periodo, il miglioramento della qualità delle prestazioni di servizio, grazie all’attivazione di un processo di qualificazione e specializzazione del personale del nuovo Comune.

Tali analisi sottolineano anche i limiti o le criticità di funzionamento delle Unioni quali l’elevata complessità dei processi decisionali che deriva dalla natura di enti di secondo grado nell’ambito dei quali si conservano gli enti guidati dai sindaci che devono rispondere ai propri elettori ed elettrici.

A tutto ciò si aggiunge infine l’instabilità dei rapporti inter-istituzionali che non favorisce il verificarsi delle c.d. “condizioni politiche” necessarie per l’elaborazione e/o la realizzazione di progettualità di più ampio respiro.

Fig. 2

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Tutto ciò naturalmente non solo a fini di risparmio (Fig. 3 f. Irpet) e/o di contributi (Fig. 4),

Fig. 3

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Nella figura 3 è riportato l’andamento della spesa pro capite totale e per alcune funzioni per classe demografica dei Comuni.

La distribuzione della spesa mette in evidenza almeno tre aspetti:

a) la composizione funzionale della spesa cambia in maniera significativa al cambiare della dimensione dell’ente, con un aggravio di costi di funzionamento (in particolare la spesa per amministrazione generale) nel caso di quelli di piccola e piccolissima dimensione;

b) la componente dei costi della politica è decisamente minoritaria rispetto a quella dei costi della burocrazia, costituiti in massima parte dal costo dei dipendenti addetti allo svolgimento dei compiti di amministrazione generale;

c) la minimizzazione dei costi di funzionamento, associata ad un’offerta di servizi standard, si ha intorno alla soglia dei 20 mila abitanti;

Fig. 4

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Dal prospetto che precede si può facilmente rilevare che le fusioni considerate – al netto degli incentivi ricevuti – hanno prodotto per i Comuni della Toscana risultanti dalla fusione un risparmio di spesa corrente nell’anno 2014 rispetto a quella impegnata nel periodo ante fusioni (2013) di ben 3.761.988 pari a circa l’8,5%.

Fig. 5

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A partire dall’anno 2014 ai comuni istituiti tramite fusione spetta per un periodo di 10 anni dalla decorrenza della fusione un contributo straordinario pari al 20% dei trasferimenti erariali attribuiti ai medesimi enti per l’anno 2010 in misura non superiore per ciascuna fusione a 1,5 milioni di euro. Ad essi si aggiungono i contributi della Regione Toscana che partono da 250.000 euro per cinque anni sino ad arrivare ai 400.000 euro per i comuni più piccoli.

ma anche per ragioni:

– di buon governo, inteso come

  • capacità di massimizzare il benessere dei cittadini minimizzando la parte delle risorse finanziarie e umane (sviluppo di competenze specialistiche) impiegate per il funzionamento delle strutture;
  • capacità di garantire l’offerta di tutti i servizi domandati dalla popolazione grazie al raggiungimento delle soglie minime di produzione;
  • capacità di attivare servizi più innovativi, a più elevata specializzazione o che richiedono investimenti infrastrutturali importanti consentendo quindi ai cittadini di non sopportare il costo della mancata innovazione;

– di capacità di governo del territorio attraverso la definizione di politiche unitarie;

– di partenariato nello sviluppo sia economico che sociale;

  • l’incoerenza dei confini amministrativi con quelli dei sistemi socioeconomici impedisce agli amministratori l’implementazione di politiche di respiro sovralocale, in grado di agire anche in prospettiva sulle potenzialità di sviluppo future;

– di rappresentanza istituzionale verso l’esterno (Città Metropolitana, Regione, Stato, Comunità europea)

  • una maggiore visibilità politica spesso si traduce in maggiori possibilità di successo nell’attrarre investimenti pubblici e privati;
  • la partecipazione ai bandi regionali privilegerà i comuni risultanti da processi di fusione sia in termini di bandi ad hoc sia in termini di punteggio assegnato;
  • il 41% dei finanziamenti europei ottenuti è sotto i 150.000 e solo l’1,3% supera i 5 milioni di euro (“È’ il segno di una frammentazione che sconta l’insufficienza dell’integrazione dei progetti e dei TERRITORI”, Resoconto IFEL).

Oggi, ancora più che in passato, è indispensabile attivare tutte le risorse disponibili su un territorio e combinarle all’interno di un progetto unico ed integrato: non singole aree, non singoli settori, non singoli soggetti, ma tutte le capacità e le potenzialità locali devono trovare posto all’interno di un progetto di sviluppo locale in grado di rilanciare un intero territorio nel quale realizzare ciascuno il proprio progetto di vita.

E’ in ottica di sviluppo locale che a nostro avviso va collocata la realizzazione del Comune unico soprattutto adesso dopo l’istituzione della Città metropolitana che può rappresentare per il nostro territorio una enorme opportunità di crescita a patto che si riesca a fare sistema aggregandosi e ad elaborare una VISIONE comune di futuro. Siamo convinti che esista una ambizione più alta di quella di desiderare una strada, un edificio scolastico, etc. e a nostro avviso è quella di realizzare un nuovo ecosistema nel quale poter rivendicare il diritto allo spostamento, il diritto alla scuola, alla formazione, il diritto alla sanità, il diritto al lavoro e all’economia.

Un’indagine presentata dalla società Swg in occasione della Assemblea Nazionale Anci dello scorso mese di ottobre sembra proprio mettere in evidenza i punti di cui sopra: per il 65% degli intervistati i primi cittadini sono i protagonisti dello sviluppo locale, e per il 68% di quello sociale. Quanto poi al ‘sindaco ideale’, l’indagine indica la necessità che sappia progettare il futuro della città (76%) e soprattutto punti sull’innovazione (66%). Lo studio mette in chiara evidenza come le aspettative dei cittadini siano molto alte e soprattutto rivolte al futuro e per non essere disattese necessitano di istituzioni ed di sindaci dotati di risorse e competenze adeguate ed strutture ben organizzate.

Il Comune unico in concreto può rappresentare per la Valdisieve l’occasione per costruire davvero quel futuro così tanto richiamato in ogni documento e programma politico ma che quasi sempre finisce per diventare la storia di ciò che abbiamo inconsapevolmente subito.

Urbanistica

Il presente documento, realizzato nell’ambito del gruppo Urbanistica del Partito Democratico di Pontassieve, suggerisce le linee d’azione per lo sviluppo del nostro paese, considerando necessaria una idea di pianificazione con visione di livello sovracomunale e metropolitano.

Questo documento delinea un possibile percorso di governo delle trasformazioni urbanistiche, attraverso la definizione degli obiettivi di supporto per l’Amministrazione Comunale, soprattutto in previsione della redazione della nuova strumentazione urbanistica.

Gli aspetti trattati sono quindi socio-urbanistici e propongono di agevolare l’unificazione fra le componenti sociali, urbanistiche e spaziali per far sì che in parti significative della “città” si attivino Piani di riqualificazione degli spazi pubblici, di miglioramento degli edifici e dei quartieri urbani contribuendo a una migliore sostenibilità, prioritari rispetto a quelli che consumano nuovo suolo.

Il documento si propone anche di migliorare il “rendimento sociale” della città pubblica e di costituire un indirizzo preliminare per la verifica delle pratiche negoziali pubblico – privato tese a realizzare attrezzature e servizi in carenza di risorse.

Rappresenta inoltre una sfida in quanto si pone di ripensare complessivamente la rete dei servizi pubblici su ampia scala.

Tutto ciò secondo un approccio qualitativo partecipato con i cittadini, di cui il “gruppo Urbanistica” del Partito Democratico ne costituisce una rappresentanza.

 

Infrastrutture e mobilità

Il nostro territorio, fermo demograficamente dagli anni settanta, presenta forti carenze infrastrutturali relativamente alla viabilità. Quest’ultima, incentrata prevalentemente su Firenze, utilizza mezzi privati e mezzi pubblici su gomma e ferrovia. Il Comune è attraversato dalla SS67 (non più espandibile) e dalla SP84 (carente nell’attraversamento di Sieci e all’intersezione con la SS67). Inoltre è fortemente compromesso dai collegamenti extra comunali della SP34 di Rosano (unica alternativa alla statale) e dal transito dei veicoli della SR70 della Consuma e della SR69 Aretina.

SS67: da anni esiste un accordo di programma fra i Comuni di Pontassieve, Fiesole, Bagno a Ripoli, la Regione e l’ANAS, che prevede il declassamento dell’attuale statale da Pontassieve a Firenze e lo spostamento del traffico sull’attuale SP34 di Rosano. La Statale quindi dovrà assumere una funzione urbana, cioè dare al pedone ed al ciclista una preminenza rispetto all’auto. Per far questo non serviranno dossi rallentatori o passaggi pedonali a livello, ma la riconformazione della carreggiata per mettere in sicurezza marciapiedi e sede stradale.

Al momento quindi risultano necessarie le seguenti azioni:

  • realizzare un collegamento ciclabile e pedonale tra Sieci e il Capoluogo.
  • conformare i marciapiedi e il ponte sul torrente Sieci tra l’innesto della SP84 e le Falle (Sieci di Sotto)
  • Variante di Rufina/Montebonello: seguire l’iter progettuale fornendo indicazioni di merito sullo sviluppo del tracciato e le tempistiche di realizzazione visto che quest’opera, finanziata dal Ministero e in corso di progettazione da parte dell’ANAS, interesserà per la maggior parte l’abitato di Montebonello. Parallelamente allo sviluppo dell’asse stradario, nel tratto Montebonello-Rufina Pontassieve dovrà essere prevista anche una pista ciclabile.
  • illuminare adeguatamente gli innesti di Pontassieve Sud sulla Variante di Pontassieve in entrambi i sensi di marcia.

SP84: nel collegamento con Molino del Piano ci sono tratti del tracciato con larghezza e sviluppo inadeguati.

Al momento risultano necessarie le seguenti azioni:

  • realizzare un nuovo innesto con la SS67 riqualificando l’area “Ex Brunelleschi” (rotonda o by pass)
  • riconformare il tracciato nei punti in cui la carreggiata presenta larghezza e sviluppo inadeguati.

SP34: le carenze strutturali di questa provinciale si ripercuotono anche su Pontassieve e la Valdisieve. Questo perché il tracciato esistente attraversa le frazioni di Vallina e Candeli che tra l’altro hanno impianti semaforici che non tengono conto dei flussi di traffico transitanti.

Al momento risultano necessarie le seguenti azioni:

  • realizzare il by-pass di Vallina (già richiesto dai Sindaci di Pontassieve, Fiesole e Bagno a Ripoli)
  • in attesa di questo, regolare i sistemi semaforici tra Vallina e Firenze per limitare la velocità e nello stesso tempo evitare inutili “stop&go” causa di code chilometriche nelle ore di punta.

STRADE COMUNALI: le strade comunali risultano importanti e strategiche al pari delle statali e delle provinciali. Nell’ordinario e anche in casi di emergenza rappresentano l’unico modo o diventano alternativa alle strade di ordine superiore per collegare le frazioni.

Tramite le strade comunali si raggiungono pure le sedi di attività agricole e turistiche e si permette il TPL su gomma.

I 300 km di strade comunali quindi dovranno essere riconsiderati sotto l’aspetto conservativo e tutelate, mantenute e messe in sicurezza. In particolar modo si ricorda la Colognolese (anche dal punto di vista Ciclabile), Via di Vetrice, i collegamenti con Colognole/Vicoferaldi, Acone, S. Brigida, Doccia e Galiga.

Su questi tracciati si dovrà curare il manto stradale, il deflusso delle acque meteoriche e la conservazione/manutenzione dei muri dei fondi privati.

Indirizzarsi verso una mobilità sostenibile attraverso il potenziamento del trasporto pubblico ed in particolare quello ferroviario.

 

Rigenerazione

Rigenerazione è un termine che ha alimentato, negli ultimi anni, un ampio dibattito; un termine che si accompagna ad altre definizioni: riqualificazione, riconversione, riuso, recupero, riabilitazione, ecc. e che contraddistingue gli interventi che affrontano il tema della trasformazione della città.

Il nostro territorio presenta una forte carenza di servizi, in particolare attrezzature e luoghi d’incontro rivolti ai giovani e agli anziani.

La mancanza di servizi essenziali allo sviluppo della persona crea problemi sociali.

A livello locale è possibile vedere gruppi di cittadini che si mobilitano indipendentemente dalle istituzioni, con l’utilizzo di propri mezzi e risorse, per creare spazi di aggregazione gratuiti e accessibili a tutti sotto forma di centri autogestiti.

La riqualificazione di aree degradate ed edifici dismessi, da effettuare anche con la compartecipazione di privati, potrebbe diventare l’occasione per realizzare magneti sociali; si dovrebbe venire a creare una rete di servizi che riesca a coprire in modo capillare l’intero territorio Comunale ed in particolare Pontassieve dovrebbe configurarsi come nodo nevralgico e punto di riferimento per la Valdisieve attraverso una progettazione urbanistica mirata alla creazione di importanti luoghi sociali d’incontro per tutta la popolazione.

La riqualificazione delle nostre aree urbane e delle periferie ha inizio con la dismissione delle aree industriali ed è un fenomeno che coinvolge anche il nostro paese.

I siti principali sono: area ferroviaria e edificio ex Chino Chini a Pontassieve, Brunelleschi Sieci e Ex Cartiera di Montebonello. Il progetto di rigenerazione dovrà essere capillare, coinvolgendo anche i micro interventi, per questo è importante procedere a un censimento del patrimonio esistente.

Area Ferroviaria: l’area Borgo Verde di proprietà comunale necessita di essere bonificata per essere ricondotta ad un grado di “neutralità ambientale”, ovvero il ripristino del naturale stato dei suoli. La bonifica non può ulteriormente essere procrastinata perché tale situazione rappresenta un rischio per la salute dei cittadini.

Si ribadisce inoltre quanto già indicato nel documento di indirizzo dell’area ferroviaria approvato dal Partito Democratico nel novembre 2014 ed in particolare:

  • Prevedere la realizzazione di un vero parcheggio scambiatore, per la stazione e il centro di Pontassieve, con l’utilizzo di sistemi tecnologici (es. pannelli fotovoltaici) per la produzione di energia alternativa. La dotazione dovrà essere abbondante, su modello dei “P+R” europei e come risposta alla futura offerta di un migliore trasporto pubblico globale di area metropolitana. La “città di Pontassieve”, proiettata nel ventunesimo secolo, anche attraverso la pianificazione dell’area ferroviaria dovrà inserirsi nel dibattito politico in corso sui futuri assetti ferro-tranviari.
  • Ripristinare il naturale passaggio fra la zona nord e sud pensando a una ricongiunzione fra Piazza Gramsci e Via Verdi almeno a livello pedonale e ciclabile.
  • Riqualificare l’area dismessa con un mix funzionale e sociale, mescolando le funzioni abitative già esistenti in tutto l’intorno con funzioni per il tempo libero, l’aggregazione la socialità (parco verde urbano, musica, cinema, spazi polivalenti, centro giovani), lo sport, la cultura e l’entertainment, contrastando quella mono-funzionalità prevalentemente residenziale che rischia di trasformare Pontassieve in un paese-dormitorio.
  • Pianificare i due ettari di proprietà comunale, così vicini al centro e alla stazione, come occasione di promozione pensando alla valorizzazione delle nostre tipicità (agricoltura, vini, pelletteria ecc.) creando occasioni di lavoro in loco.

Brunelleschi (ex Fornaci delle Sieci): il recupero dell’area Brunelleschi può essere l’occasione per un intervento di riorganizzazione del paese, dando risposte sia a problematiche urbanistiche sia alla possibile localizzazione di servizi che possono avere anche valenza sovracomunale.

L’area si pone a barriera fra la zona di Remole e la zona dei Fondacci e dei Giani. Inoltre conserva, con la presenza dei tre edifici delle vecchie fornaci, la memoria storica del paese sia nel suo sviluppo urbano che sociale.

Anche questa area, di proprietà privata, necessita di essere bonificata. Il primo intervento che si rende urgente, deve prevedere lo smaltimento di tutti i materiali che al momento rappresentano un rischio per gli abitanti della frazione. Gli organi comunali competenti hanno già inviato un’ordinanza alla proprietà per la rimozione dei materiali potenzialmente rischiosi e la messa in sicurezza dell’area.

Il progetto di riqualificazione dovrebbe avere i seguenti indirizzi:

  • ricucire il paese secondo la direttice Remole – Fondacci/Giani con la realizzazione di collegamenti protetti dai Fondacci/Giani con la stazione, con il centro del paese e con il parco sull’Arno. Tutto questo iniziando con l’abbattimento del muro che perimetra la fornace verso l’Arno per “aprire” il complesso al resto del paese.
  • il miglioramento del collegamento con Molino del Piano con l’allargamento del sottopasso ferroviario sulla provinciale SP84 del Molino del Piano e la realizzazione di una rotonda nell’innesto con la via Aretina SS 67
  • recupero e valorizzazione degli edifici storici delle ex-fornaci prevedendo funzioni compatibili alla tipologia degli edifici
  • sostenibilità urbanistica delle previsioni di un eventuale sviluppo abitativo da verificare in relazione alla dotazione di servizi e all’assetto sociale del paese.

 

Centro storico

Occorre restituire a via Ghiberti il suo ruolo di centro storico sgravandola in primo luogo dal suo compito di collegamento tra il centro del capoluogo e il quartiere del Fossato.

Per ottenere questo risultato occorrerà:

  • rivedere il flusso del traffico invertendo il senso di marcia sul Ponte Mediceo
  • ridurre l’accessibilità veicolare di via Ghiberti fino a prevederne in un futuro la pedonalizzazione
  • programmare la realizzazione del nuovo ponte sulla Sieve (Visarno), già previsto dagli strumenti urbanistici, che garantisca il transito dei veicoli pesanti alla zona artigianale de Il Fossato, e apra un ingresso nord a Pontassieve.
  • garantire la qualità e l’omogeneità stilistica e tipologica dell’arredo urbano in tutto il centro storico (e oltre) attraverso l’approvazione di un “Regolamento di arredo e decoro urbano”
  • incentivare, anche con sgravi fiscali, gli interventi di manutenzione.
  • prevedere la realizzazione di un parcheggio auto in prossimità di Via Ghiberti con capienza superiore agli attuali posti auto sulla Via.

Definizione di un progetto strategico di riconversione urbana del centro storico “dentro le mura” attraverso il recupero/rifunzionalizzazione coordinata dei tre luoghi costitutivi dell’area ovvero: ex-cinema Italia, ex-tribunale, ex-pretura. Pensare ad una futura “cittadella” dei giovani della Valdisieve e perché no? di Firenze. Un luogo di cultura e scienza, di tecnologia e innovazione di start up e incubatori per i ragazzi che vogliono fare impresa; un luogo dove poter sviluppare idee innovative dove i giovani trovino aggregazione e opportunità.

 

Aree verdi, parchi e giardini

Il verde pubblico ed attrezzato dovrebbe essere un elemento peculiare del landscape perché uno dei simboli della qualità di vita di un territorio. Il verde pubblico ed attrezzato per configurarsi tale deve garantire l’accessibilità, la sicurezza, e favorire l’intensità d’uso e le relazioni sociali oltre a promuovere l’identità simbolica del luogo. Analizzando le principali aree verdi del nostro territorio è molto evidente che queste risultano insufficienti e del tutto inadeguate per rispondere alle esigenze della popolazione: nessuna area può considerarsi realmente attrezzata e a misura di bambino (principali fruitori interessati). Le principali aree verdi del capoluogo, tra cui Parco Curiel, Parco Fluviale, giardini via G. Reni sono arredate sommariamente con pochissime strutture per il gioco dei bambini e sedute posizionate senza una logica. Nessuna area verde attrezzata è provvista di recinzioni sicure e pavimentazioni (o sistemi drenanti) tali da evitare allagamenti e permanenza di terreno bagnato ben oltre il periodo di pioggia.

L’illuminazione è scarsa. Nel dettaglio il Parco Curiel e Il Parco De Andrè hanno una superficie tale da poter assumere valenza di parco cittadino se solo fossero potenziate le attrezzature presenti e collegate realmente al resto del paese e alle frazioni attraverso una rete di percorsi verdi, pedonali e ciclabili, continui e protetti dal traffico veicolare.

La mancanza di aree verdi attrezzate, oltre a configurarsi come un disservizio per i cittadini e un problema di sicurezza, va considerato come una mancata opportunità per lo sviluppo sociale e quindi un ostacolo alla socializzazione e aggregazione. Pertanto si manifesta la necessità di adottare uno strumento di pianificazione relativo al verde urbano che possa sia pianificare le manutenzioni ordinarie necessarie alla sopravvivenza delle aree e che preveda innanzitutto un potenziamento delle stesse, una pianificazione ex novo per tutte le aree residuali, un monitoraggio continuo per quelle esistenti e funzionanti ma soprattutto un approccio alla pianificazione di tipo globale di tutte le aree verdi presenti nell’intero territorio.

All’interno di un piano del verde sarebbe necessario includere tutte le aree che ad oggi sono state individuate e assegnate sotto la denominazione “orto sociale”: questi spazi non devono essere considerati solo spazi residuali da dare ad alcune categorie sociali come i pensionati, poiché senza un sostegno tecnico e un coordinamento, rischiano di diventare altri spazi di degrado; potrebbero al contrario contribuire all’importantissimo ruolo del verde dal punto di vista bioclimatico e della qualità della vita del nostro territorio.

 

Ambiente

Ottimizzare la percentuale di raccolta differenziata (in crescita per quanto riguarda Pontassieve anche nella prima metà del 2015) non solo con una maggiore diffusione persino nei luoghi più remoti dell’area comunale dei diversi tipi di contenitori specifici, ma anche tramite materiale cartaceo illustrato oppure incontri periodici in cui spiegare, le regole-base della differenziazione dei rifiuti. Migliorare la qualità del rifiuto anche attraverso investimenti e sperimentazioni. Incentivare il riuso e il consumo critico.

Si evidenza inoltre la necessità di:

  • uniformare il sistema di raccolta differenziata fra la varie zone di un Comune e fra i Comuni serviti da AER;
  • ubicare e allestire le postazioni di raccolta in modo da agevolare l’utente nel conferimento;
  • eseguire le varie prestazioni (pulizia strade, potatura vegetazione, mantenimento dei sistemi di deflusso delle acque meteoriche) con tempistiche e metodologie non ostacolino la circolazione e i parcheggi.

Realizzare opere permanenti e durature lungo i corsi d’acqua principali e minori, laddove necessario, al fine di mettere in sicurezza gli argini e garantire il corretto deflusso delle acque, specie nelle stagioni più piovose.

Valorizzare le preziosissime aree naturali presenti nella parte settentrionale del nostro territorio:

– l’Area Naturale Protetta di Interesse Locale (A.N.P.I.L.) di Santa Brigida, Poggio Ripaghera e Valle dell’Inferno, che presenta diverse specie vegetali e arboree e una ricchezza considerevole di fauna selvatica, oltre alla presenza di bellezze naturalistiche ed interessanti architetture antropiche rurali. In particolare dovrà essere posta particolare cura nella manutenzione dei sentieri storici e panoramici esistenti, della cartellonistica, delle aree di sosta e delle varie esistenza e manufatti (es. Burraie).

– L’area di Monte Giovi con l’attivazione di un Parco della “Memoria”, per ora solo sulla carta.

Assume inoltre importanza la gestione dei flussi di circolazione veicolare all’interno dei centri urbani per abbattere drasticamente l’inquinamento dell’aria, i tempi di percorrenza e la sicurezza della circolazione. La viabilità intorno alle stazioni ferroviarie, le fermate degli autobus, le scuole, gli esercizi commerciali dovranno essere migliorate agendo sulla morfologia e sulla logistica.

 

Riqualificazione e manutenzione dell’ordinario

La “manutenzione” e la “riqualificazione” hanno un ruolo importantissimo per il raggiungimento del benessere quotidiano e devono essere opportunamente programmate e coordinate.

Per “manutenzione” s’intende garantire che manto stradale, muri di contenimento, bordi della carreggiata, marciapiedi, sistemi di deflusso delle acque meteoriche, giardini, aree verdi e di quant’altro di pubblico come l’illuminazione stradale e delle aree esterne, vengano conservati mantenendo gli standard qualitativi e funzionali di progetto/efficientamento. Lo stesso dicasi per le sedi comunali (scuole, biblioteche, uffici, magazzini, impianti sportivi). E’ auspicabile che l’amministrazione comunale non demandi o terziarizzi il suo ruolo guida nella gestione e conservazione del proprio patrimonio.

Per “riqualificazione” invece s’intendono tutte quelle azioni destinate al recupero per patrimonio edilizio pubblico e privato ivi comprese tutte le migliorie sui consumi di energia termica ed elettrica.

 

Regolamento sulla “COLLABORAZIONE TRA AMMINISTRAZIONE E CITTADINI” per la cura e rigenerazione dei beni urbani

Partendo dal presupposto che le piazze, i giardini, le vie, le scuole ecc. sono un bene di tutta la comunità occorre che i cittadini partecipino attivamente alla loro cura e gestione. A tal fine è necessario che siano poste in essere tutte quelle iniziative capaci di sensibilizzare al tema tutta la comunità, fino ad arrivare alla adozione del “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”, come già avvenuto in molti comuni italiani.

Il Regolamento dovrà essere frutto di un lavoro condiviso e partecipato dai cittadini e dovrà prevedere delle agevolazioni nelle forme di sgravio fiscale o riduzione delle tariffe.

Sanità

Tentiamo una definizione: la “Casa della Salute” è quel luogo dove si fa prevenzione e si curano le cronicità, a fronte della “Casa della Malattia” (ospedale) dove invece si curano le acuzie (dalla medicina d’attesa alla medicina d’iniziativa).

Negli ultimi anni i Servizi Sanitari in Valdisieve – con il Poliambulatorio da mettere a norma e in attesa della realizzazione della Casa della Salute – hanno conosciuto un lento declino, mitigato in parte solo dal lavoro svolto dai medici di famiglia.

Nello stesso periodo cambiava la normativa, andando nella direzione dello spostamento dei servizi dall’ospedale al territorio, cosicché i medici di famiglia sono stati chiamati a riorganizzare il loro lavoro attraverso la medicina d’iniziativa supportata da personale infermieristico, di cui ancora non abbiamo tuttavia segni evidenti. Al riguardo si registrano peraltro discussioni e resistenze nella stessa categoria dei medici.

Contestualmente le associazioni di volontariato e il mondo del privato in genere hanno intrapreso iniziative tese a colmare alcuni vuoti presenti sul territorio.

Dal poliambulatorio sono usciti varie servizi e divisioni: radiologia, ambulatorio diabetologico, prelievi ematici. Difficoltà importanti si registrano nella neuropsichiatria e nella psicologia infantile e dell’adolescenza, nella riabilitazione ed in altre prestazioni specialistiche.

Il punto di primo soccorso, la cui realizzazione ha avuto un costo importante, offre un servizio del tutto marginale, mentre l’ospedale di riferimento – quello di Ponte a Niccheri – è difficoltoso da raggiungere (percorrenza media di 25 minuti, solo con mezzi privati).

Di fatto, invece che concorrere alla sua abolizione, si è alimentato il così detto “pendolarismo sanitario” per i servizi di diagnosi e cura, fra cui la dialisi e la riabilitazione. Oltre a ciò le liste d’attesa si allungano a dismisura e si tende ad invitare chi ha urgente bisogno a rivolgersi presso strutture private.

La Casa della Salute[1] – laddove il modulo complesso (vedi fig. 3 a pag. 27) corrisponda al presidio completo deliberato dalla ASL (vedi griglia 1 a pag. 25) – costituisce un obiettivo da perseguire unanimemente da parte dei Sindaci del nostro territorio, seppure con le necessarie integrazioni concertate secondo le indicazioni del protocollo d’intesa tra i Sindaci, con particolare riferimento alla necessità di superare i limiti dettati dalla Delibera della Giunta Regionale n. 117/2015 quando questa parla di “attività specialistica e diagnostica di 1° livello”.

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Griglia 1: divisione servizi in dotazione base, media e completa
Fonte: Azienda Sanitaria Firenze, Delibera n. 636/2013

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Fig. 1: modello territoriale, zona sud-est, presidi di dotazione base
Fonte: Azienda Sanitaria Firenze, Delibera n. 636/2013

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Fig. 2: modello territoriale, zona sud-est, presidi di dotazione completa
Fonte: Azienda Sanitaria Firenze, Delibera n. 636/2013

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Fig. 3: Casa della Salute modulo complesso, Delibera Giunta Regionale n. 117/2015
Fonte: Bollettino Ufficiale della Regione Toscana, n. 8 del 22/02/2015, p. 153

Infatti, nei sopralluoghi effettuati a Scandicci ed Empoli, abbiamo verificato fra l’altro che le Case della Salute convivono con il Distretto e l’ospedale che operano a pochi passi dalle stesse. Pertanto la nuova struttura di Pontassieve dovrà tener conto della sua relativa lontananza dall’ospedale assumendone, per quanto possibile, alcune funzioni.

Pertanto si invita da una parte i Sindaci della Valdisieve a chiarire col nuovo Assessore regionale e con la ASL 10 la realizzabilità della Casa della Salute di Pontassieve, dall’altra il Comune di Pontassieve a definire l’effettiva utilizzabilità del lotto nell’ex Area Ferroviaria.

Il chiarimento è necessario anche sul finanziamento regionale (3 milioni di euro rispetto ai 6 preventivati) necessario per realizzarla. Il co-finanziamento richiesto (da realizzare con la vendita di edifici, dove attualmente sono allocati i Servizi Socio Sanitari) ci appare irrealistico, contrario alle esperienze già in atto citate in precedenza e contrario anche alla necessità di assicurare i servizi di base e la medicina d’iniziativa in ogni Comune, prefigurando più Case della Salute (di diverso modello) nel territorio.

Occorre inoltre che si proceda ad una verifica fra i medici di famiglia al fine di garantire la presenza di un nucleo degli stessi che attivi nel concreto la medicina d’iniziativa ed animi la Casa della Salute.

Occorre peraltro il progetto che, da protocollo d’intesa, deve essere redatto da ASL 10, per capire quali siano i servizi offerti e i tempi di realizzazione.

Occorre quindi riempire la Casa della Salute di significati, integrando i servizi descritti nelle tabelle della Delibera n. 636/2013 della ASL 10 (vedi griglia 1 a pag. 25), con:

  • un vero ambulatorio diabetologico di secondo livello, con il diabetologo che segua anche i pazienti insulinodipendenti;
  • l’ospedale di comunità ovvero i posti letto per le deospedalizzazioni;
  • il pronto soccorso (o punto di primo soccorso) funzionale allo scopo di diminuire il ricorso all’ospedale, con personale stabilmente impiegato e strumentazione adeguata (prelievi, radiologia, etc.);
  • l’attuazione del Chronic Care Model (CCM) per la presa in carico e la cura di primo livello delle malattie croniche (diabete, insufficienza cardiaca, BPCO, pregresso ictus) attraverso l’utilizzo di dotazioni adeguate come, ad esempio, l’elettrocardiogramma con il collegamento telematico alla struttura ospedaliera;
  • lo sviluppo della neuropsichiatria e psicologia infantile e dell’adolescenza (oggi deficitaria);
  • lo sviluppo della geriatria, legata anche al tema della lungo degenza in strutture accreditate nel territorio, e della riabilitazione;
  • la presenza aggiuntiva della dialisi e dell’ambulatorio oncologico (presente in altre Case della Salute);
  • lo sviluppo dell’odontoiatria, dell’ambulatorio chirurgico e l’introduzione dell’ortodonzia.

Non si possono dimenticare poi le risposte da dare agli anziani soli e ai portatori di handicapp senza genitori (comprese nel modulo complesso descritto nella Delibera Regionale).

Non si può neppure disconoscere l’importanza di un investimento regionale nella zona per servizi sanitari di rilevanza metropolitana come, ad esempio, un polo specialistico che avrebbe inoltre il pregio di valorizzare la nostra zona e il nostro territorio.

Siamo consapevoli che per il corretto funzionamento dei servizi socio sanitari occorra anche la collaborazione con il privato e il privato sociale, ma siamo altrettanto consapevoli che occorra ridare peso al pubblico, specie nella pianificazione del bisogno di salute nel territorio. Successivamente occorre definire l’organizzazione dei servizi con la collaborazione del mondo del volontariato.

Se non si verificano le condizioni di cui sopra, senza disattendere le indicazioni normative che chiedono ai medici di base un diverso modo di lavorare, si dovrà scegliere velocemente di investire per migliorare l’esistente utilizzando i soldi disponibili da anni (era Ministro della Sanità l’On. Livia Turco) per ridare vigore al Poliambulatorio di San Francesco (700 mq contro i 3000 mq della Casa della Salute), riportando in esso funzioni e servizi, non dimenticando le esigenze descritte e considerando comunque la possibilità di realizzare il pronto soccorso e aumentare i posti letto per le pre e deospedalizzazioni (ovvero l’ospedale di comunità) mediante un chiaro e proficuo rapporto con Valdisieve Hospital, recentemente ristrutturato.

Nota 1 Così come definita dal Protocollo d’Intesa del marzo 2014 fra ASL 10 e i Sindaci di Pontassieve, Pelago e Rufina, dalla Delibera ASL n. 636/2013 e dalla Delibera della Giunta Regionale n. 117/2015.

Scuola, cultura, sport

Per quanto riguarda la scuola, la cultura e lo sport, occorre ricordare che il nostro Comune è sempre stato attento alle tematiche educative, culturali e sportive, realizzando progetti e attività extra scolastiche in ampliamento dell’Offerta Formativa e poi manifestazioni culturali e di sostegno alle attività sportive.

La situazione odierna, resa difficile dalla riduzione dei budget a disposizione, ha evidenziato la necessità di mettere insieme tutte le forze, quelle dell’associazionismo e quelle degli enti. La collaborazione delle parti servirà a dare risposte organiche e consapevoli ai bisogni affinché la nostra comunità si sviluppi e cresca nel miglior modo possibile nonostante la situazione economica.

Il principio che ha guidato la formulazione delle proposte è stato quello mosso dalla volontà di “Definire, organizzare e fare il Bene della Comunità nel suo complesso” (Pontassieve Bene Comune, Manifesto per la Pontassieve 2014-2019).

Con questa finalità abbiamo studiato e ci siamo informati su alcune città all’avanguardia quali Reggio Emilia, Torino, Forlì e Castelfiorentino che stanno strutturando le politiche di governo cittadino su un importante definizione: la città educativa: la città acquisisce una dimensione educativa nella più ampia accezione del termine se mette in campo la funzione educante in tutte le articolazioni della sua comunità.

Queste realtà hanno concretizzato questi principi facendo parte dell’Associazione Internazionale delle Città Educative (AICE).

Aderire alla Carta non è solo un atto formale, ma è un impegno sostanziale che comporta di ispirarsi con atti concreti alla missione di AICE: “Città migliori per un mondo migliore”.

 

Pontassieve città educativa

Pensare a Pontassieve come ad una città educativa significa riconoscere anche alla nostra comunità un “valore inestimabile”: per la sua storia, la sua identità, per il suo futuro e per il bene dei suoi cittadini.

Sottoscrivere la Carta comporta per le Amministrazione aderenti l’impegno di elevare a dimensione “educativa” i propri interventi, le norme, l’organizzazione dei servizi e attivare un rafforzamento della rete tra istituzioni, soggetti attivi del territorio e di tutti coloro che hanno interesse al bene della nostra comunità.

Tutto il paese dovrà essere quindi fonte di educazione attraverso: la cura dei luoghi e degli spazi, una pianificazione urbanistica attenta ai principi della sostenibilità, proposte culturali adeguate ai bisogni e sempre dirette alla formazione, politiche ambientali sensibili ai temi del rispetto, la modernizzazione dei mezzi di comunicazione, la particolare attenzione per il tessuto produttivo e le sue imprese.

In questa dimensione educativa la scuola, lo sport e la cultura sono parti di un corpo unico: la città.

Nella città che educa, la scuola, la cultura e lo sport devono essere trattate nel loro significato più ampio.

 

Pontassieve città dell’istruzione e della formazione

Noi e la nostra realtà: i dati dell’anno scolastico 2014/2015

L’Istituto Comprensivo comprende:

  • 7 scuole dell’infanzia
  • 5 scuole primarie
  • 1 scuola secondaria di I grado
  • 1 scuola secondaria di II grado

per un totale di:

  • 561 alunni Scuola Infanzia (11 alunni diversamente abili)
  • 1045 alunni Scuola Primaria (25 alunni diversamente abili)
  • 425 studenti Scuola Secondaria di I° grado (13 alunni diversamente abili)
  • 1070 studenti iscritti Scuola Superiore E. Balducci

Le nostre proposte partono dall’idea che per crescere un bambino, un individuo, ci vuole un intero villaggio:

  • investire sull’istruzione e l’educazione considerando l’apprendimento come un diritto universale, sia come diritto individuale che come diritto collettivo;
  • – attivare processi educativi anche extra scolastici di integrazione e di sostegno affinché nessuno rimanga indietro;
  • contribuire al miglioramento dei processi di inclusione degli alunni stranieri e delle loro famiglie anche attraverso un’Offerta Formativa che sostenga la conoscenza delle diverse culture, il dialogo interculturale e interreligioso;
  • sostenere l’integrazione degli alunni disabili per consentire loro di raggiungere avvertibili traguardi di sviluppo sia come concretizzazione di un diritto soggettivo che come segno di civiltà per la comunità di appartenenza;
  • incrementare la partecipazione dei genitori nell’ambito della scuola attraverso l’introduzione di modalità, anche innovative, di informazione, consultazione ed effettiva corresponsabilità educativa;
  • promuovere progetti di formazione interculturale, ambientale, alla salute e alla sicurezza per una cittadinanza consapevole;
  • incoraggiare sinergie virtuose pubblico privato e associazionismo per ampliamento offerta formativa e del tempo scuola per organizzare veri e propri Campus;
  • favorire le attività di orientamento scolastico, gli scambi internazionali (gemellaggi, progetti europei e mediterranei), le attività sportive e culturali legate ai percorsi extra didattici;
  • promuovere e sostenere tutte le iniziative che propongano anche per gli adulti un’offerta di educazione permanente;
  • scuola per genitori: corsi alla genitorialità e alle problematiche educative;
  • coinvolgimento degli anziani e studenti in progetti di aiuto alle famiglie (pensiamo agli orari e alle ripetizioni scolastiche che sempre di più gravano sulle spese delle famiglie).

 

Pontassieve città della cultura

“La cultura rende liberi Cultura e conoscenza sono essenziali per fornire alle persone gli strumenti per interpretare i grandi cambiamenti del nostro tempo. E’ necessario ripensare le città e i quartieri per dare modo alle persone di condividere spazi collettivi dove incontrare e produrre cultura”
Manifesto ARCI Firenze

La cultura intesa come crescita sociale va inserita in un processo di educazione permanente al fine di promuovere le competenze chiave di “sensibilità, espressione e identità culturale” attraverso un dialogo costante fra la storia, l’arte e i moderni linguaggi creativi.

La cultura deve essere intesa non solo e non tanto come tutela e valorizzazione dei beni storici, artistici e architettonici, ma soprattutto come quel complesso di saperi che determina la crescita e la formazione di cittadini liberi e consapevoli: la cultura come diritto di cittadinanza. L’idea della cultura come sapere implica una più stretta correlazione tra la produzione culturale e l’intero sistema dell’istruzione: dai servizi educativi, alla scuola all’associazionismo all’imprese.

Alcune proposte:

Identificare luoghi che incrementino le varie esperienze culturali della nostra comunità progettando percorsi formativi non solo con le scuole, come già avviene, ma con i tutti i cittadini, (es. scuola di musica, gruppi teatrali) attraverso momenti di crescita culturale che si coniughino con momenti relazionali e di tempo libero.

Valorizzare il lavoro della Biblioteca comunale via di accesso alla conoscenza e all’informazione, costituisce uno strumento essenziale per l’educazione permanente, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali.

Stipulare convenzioni con il Comune di Firenze per organizzare momenti di conoscenza del patrimonio museale, teatrale e culturale della città.

Attivare esempi di partenariato e gestione con enti e soggetti privati e associazioni per promuovere eventi e manifestazioni culturali, come ad esempio una fondazione.

Per imparare ad amare una città occorre conoscerla. Conoscere la storia della città è conoscere la storia degli uomini e delle donne che l’hanno vissuta e adattata alle loro esigenze per questo riteniamo importante cominciare un lavoro insieme alle varie associazioni del nostro territorio per far conoscere la città ai ragazzi delle scuole fino da piccoli.

Il Comune ha redatto un elenco delle associazioni culturali e ricreative impegnate in attività diverse sarebbe interessante selezionare alcune esperienze. Con le associazioni escursionistiche iniziare un percorso di approfondimento sul territorio, la zona della Madonna del Sasso, il percorso delle Burraie, il cisto laurino, le pievi che punteggiano la nostra campagna, le fattorie, le case coloniche. Conoscere il territorio però non è solo conoscerne le bellezze ma anche conoscere la vocazione economica e produttiva perciò, in collaborazione con le associazioni di categoria, sarebbe interessante condividere con i ragazzi la conoscenza delle attività che si svolgono sul nostro territorio: le aziende agricole, le pelletterie, l’artigianato artistico, e poi gli studi dei tanti artisti che sono nel nostro territorio. Questo potrebbe servire anche a far decidere e orientare nelle scelte di lavoro futuro.

Con l’associazione dei fotografi sarebbe interessante sviluppare qualche iniziativa per imparare a conoscere il paese fotografandolo, creare dei libriccini fotografici e creare un luogo virtuale sul sito del comune di Pontassieve dove raccogliere immagini e i ricordi dei cittadini, un modo per coinvolgere i ragazzi nel raccontare ai turisti la storia di Pontassieve.

Con l’associazione Angeli del Bello, appena nata, e tante altre associazioni sarebbe interessante poter coinvolgere la scuola in un percorso di sensibilizzazione verso il rispetto del “bene comune” provando a definire alcuni progetti partecipati incentrati sulla manutenzione del verde pubblico e degli spazi pubblici. I ragazzi potrebbero partecipare a laboratori di progettazione del verde e di tecniche di restauro dei materiali che aziende locali specializzate potrebbero organizzare finalizzati alla manutenzione.

Con la recente dismissione della sede del Tribunale si stanno liberando alcuni spazi in pieno centro storico di proprietà del Comune sarebbe importante ripensare le destinazioni d’uso in modo da permettere l’ampliamento della biblioteca e ludoteca e il centro audiovisivi recuperando anche tutte le aree esterne che completerebbero la riqualificazione del centro.

Restituire spazi ai cittadini è qualità della vita, è ritrovare la misura d’uomo ed è anche iniziare ad essere all’avanguardia. Piazza Vittorio Emanuele II sulla quale affacciano il Comune, la chiesa, il Museo Geo e la sala delle Colonne, ed anche un bar, tornerebbe ad essere il luogo della storia passata e presente del nostro paese, centro di attrezzature e servizi per tutta la zona.

Ampliare la formazione permanente dei cittadini adulti sul nostro patrimonio artistico e paesaggistico con il contributo delle associazioni.

Attrezzare la sala del consiglio comunale per renderla vissuta dalla comunità quindi effettuare piccole proiezioni permetterebbe di sfruttare al massimo il Centro Audiovisivi anche per creare laboratori didattici e cicli di documenti a servizio dei programmi scolastiche e per i cittadini interessati.

Cicli di concerti con le scuole di musica del territorio.

Il Museo Geo opportunamente gestito potrebbe aprire interessanti orizzonti ai nostri studenti, intanto una riflessione: il museo nasce dalla volontà di un grande fotografo viaggiatore di mettere a disposizione dei Pontassievesi degli scatti che documentano la vita di civiltà di tutte le parti del mondo, gli spazi museali potrebbero aprirsi per la formazione di bambini e ragazzi creando degli eventi a tema.

Dati statistici confermano la necessità di potenziare il settore scientifico: per far capire ai ragazzi l’importanza della cultura scientifica sarebbe interessante coinvolgere la scuola con alcune lezioni magistrali di personalità scientifiche di rilievo.

Costituire un comitato scientifico per programmare l’attività culturale insieme agli insegnanti e agli studenti. Progetti culturali condivisi fra l’ufficio cultura e la scuola assicurano l’interesse di molti cittadini e anche importanti risultati formativi per i ragazzi.

 

Pontassieve città dell’educazione sportiva

“Il mondo sportivo non sia autoreferenziale, ma diventi strumento di politiche sociali e culturali più ampie”
Libro bianco sullo sport, Commissione Europea

La Città educativa riconosce il ruolo essenziale dello sport nella società per rafforzare la cittadinanza attiva e il benessere degli individui:

  • riunendo Associazioni, Enti e Leghe sportive per valorizzare lo Sport come strumento di educazione e formazione personale e sociale (riprendere e valorizzare la consulta dello Sport);
  • operando politiche sportive e attività motorie o di conoscenza di discipline differenti all’interno delle scuole;
  • organizzando attività per la terza età;
  • elaborando dei progetti in rete e organizzando conferenze, seminari a tema con rappresentanti autorevoli dello sport per realizzare politiche educativo/sportive che promuovano corretti stili di vita e di aggregazione;
  • promuove il turismo sportivo che abbia anche una valenza socio-ricreativa;
  • costruendo spazi all’aperto con percorsi salute.

Una città che educa allo sport affronta tematiche inerenti:

  • i valori della socializzazione a tutte le età e nelle varie condizioni fisiche (dagli abili ai diversamente abili), del rispetto reciproco e della partecipazione e condivisione di obiettivi comuni;
  • la salute legata all’attività sportiva, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione, la prevenzione, il doping;
  • cultura dello sport anche come studio dell’attività fisica, formazione al primo soccorso, come forma di sviluppo economico e di incentivazione turistica.

Pontassieve è ricca di associazioni sportive: associazioni che praticano lo sport in forma ricreativa e di servizio e società che praticano lo sport agonistico.

L’offerta di attività sul territorio comunale è molto ampia e varia. In forma agonistica, promossi da associazioni e società sportive aderenti alle varie Federazioni di Categoria, sono presenti gli sport dal basket al tennis.

Si contano oltre dieci società o associazioni sportive affiliate alle federazioni sportive o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

A livello amatoriale, promosse da associazioni aderenti all’UISP, troviamo anche attività che vanno dalla canoa al tiro con l’arco. Le società presenti sul territorio comunale che fanno promozione sociale e sportiva in totale sono oltre trenta. A cui vanno aggiunte attività sportive e ludico-ricreative promosse da soggetti privati.

D’altra parte si rileva una domanda sempre più crescente da parte della cittadinanza per la pratica sportiva che da un lato è alimentata dalle famiglie per i propri ragazzi nel connubio scuola-sport (impegno scolastico e sport come svago “mens sana in corpore sano”) a cui si aggiunge la richiesta di benessere e socializzazione da parte dei cittadini adulti.

Le strutture presenti comprendono impianti importanti quali lo Stadio comunale di Pontassieve, Impianto natatorio comunale, Palasport Balducci, Impianti polisportiva Sieci, impianti sportivi Curiel. A cui si aggiungono impianti “minori” quali le palestre scolastiche, il Campo sportivo Mulino del Piano, il Campo sportivo S. Brigida, oltre a impianti d’esercizio annessi a circoli ricreativi e di frazione ed impianti gestiti da privati (d.l.f., scuole danza, palestre). Vi è inoltre da considerare l’impianto delle Scuole medie S. Francesco, in quanto territorialmente utilizzato da società anche di Pontassieve.

Nonostante i numerosi impianti presenti si rileva una situazione di saturazione degli spazi attività soprattutto nel capoluogo e nel periodo invernale costringendo talora alcune società a ricercare spazi, sia per gli allenamenti che per le manifestazioni sportive (gare), presso strutture di altri Comuni, oppure limitare la propria attività.

Vi sono comunque possibilità di sviluppo di alcuni degli impianti esistenti come presso lo stadio Comunale e altre situazioni che richiedono però investimenti importanti. Oltretutto si rilevano interventi di manutenzione urgenti e anche gravosi presso alcune palestre scolastiche (Sieci, Montebonello, scuola Maltoni).

Si vogliono segnalare in particolare due situazioni:

Palestra della scuola Maltoni la cui manutenzione, sviluppo è potenziamento è strettamente legato al recupero e trasformazione del fabbricato ex Chino Chini. Si invita quindi ad un’attenta valutazione del progetto in itinere affinché anche per le attività sportive e non solo, se ne possa dotare. Soprattutto possa essere utile al polo scolastico Maltoni Calvino (oltre 800 studenti), situato in posizione centrale nel capoluogo (raggiungibile a piedi), e tutta la zona Sud. Pensare anche ad un impianto sportivo in cui sia possibile svolgere manifestazioni (gare, assemblee, spettacoli, ecc.) che attualmente non è possibile svolgere in quanto piccolo e normativamente inadeguato ad ospitare pubblico.

Impianto natatorio Piscina Comunale: l’impianto ha assunto stabilmente importanza extracomunale per le attività che vi vengono svolte, tanto che sullo stesso insiste un bacino di utenza di circa 50.000 abitanti (da Dicomano a Reggello). Tale situazione ha comportato la saturazione ed il sovraffollamento degli spazi acqua attuali, costringendo le società coinvolte nella gestione a spostare gli allenamenti di alcune squadre presso impianti a Firenze, Tale situazione sta’ di fatto bloccando lo sviluppo dell’attività agonistica della Valdisieve (Da Dicomano a Reggello) che risulta accentrata su Pontassieve e riducendo i servizi per l’utenza comunale (e non solo) che sono costretti a rivolgersi altrove (es. Virgin) con conseguente perdita economica sull’impianto (si fa notare che nel regolamento comunale tale struttura è definita come impianto la cui gestione avviene secondo logiche a rilevanza economica).

Rendere agibile la piscina olimpionica esterna anche in inverno sarebbe una risposta necessaria, mediante un intervento di copertura “copri e scopri” (gli spazi acqua in tal caso aumenterebbero di almeno tre volte quelli attuali oltre a permettere una palestra nell’area tra gli spogliatoi e la vasca). Tale intervento, anche in tempi relativamente brevi, è possibile non solo grazie a finanziamenti pubblici, che comunque vanno ricercati, ma anche all’apertura di finanziamenti privati e/o delle stesse società o associazioni sportive da convenzionare con l’Amministrazione Comunale.

Infine, affinché lo sport sia cultura e la cultura sia sport, occorre pensare a un concorso/progetto riservato a tutte le associazioni sportive, ricreative, culturali presenti sul nostro territorio. Lo scopo deve essere quello di stimolare la cooperazione tra soggetti attraverso la costruzione di un progetto che non sia fine a se stesso ma che trovi continuità e ripetibilità nel tempo, trasversalità per coinvolgere il maggior numero di soggetti sul territorio per iniziative sportiva, culturale e sociale. Il fine di questo concorso dovrebbe essere quello di aprire un dialogo tra le associazioni del territorio a mio avviso troppo chiuse nelle loro realtà.

Per quanto riguarda l’annosa questione degli Impianti sportivi sarebbe necessaria la compilazione di un Albo dettagliato degli impianti sportivi sul territorio. Sul documento verranno inserite dettagliatamente tutte le caratteristiche dell’impianto: gestione, convenzione, scadenza dell’affidamento, priorità degli interventi manutentivi, gestione degli spazi, attività svolte.

Tale albo dovrà essere aggiornato e consultabile pubblicamente, ritengo che possa essere un grande segnale di trasparenza e apertura verso tutte le associazioni e soprattutto verso i cittadini che purtroppo nel maggior numero dei casi non conoscono le realtà presenti sul territorio.

 

Scarica il documento Unirsi per crescere in formato Pdf.